Indagini chiuse su Mimmo Lucano ed altri trenta indagati. Il sindaco sospeso di Riace, finito agli arresti domiciliari nell'ambito dell'operazione Xenia e poi al confino con l'accusa di illeciti nella rendicontazione dei soldi pubblici impiegati per l'accoglienza dei migranti e per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Il primo cittadino avrebbe celebrato - secondo l'accusa - matrimoni di comodo per mantenere in Italia immigrati irregolari. Lucano deve rispondere di associazione per delinquere. La procura della Repubblica di Locri lo ritiene responsabile anche di una serie di reati contro il patrimonio e la pubblica amministrazione.

Lucano avrebbe orientato "l'esercizio della funzione pubblica degli uffici del Ministero dell'Interno della Prefettura di Reggio Calabria, preposti alla gestione dell'accoglienza dei rifugiati nell'ambito dei progetti Sprar, Cas ed Msna per l'affidamento dei servizi da espletare nell'ambito del Comune di Riace, verso il soddisfacimento - si legge nel dispositivo - degli indebiti e illeciti interessi patrimoniali delle associazioni e cooperative che gestivano i progetti. Lucano, ovviamente, è considerato il capo promotore dell'associazione per delinquere, definendo le linee operative delle cooperative, ma anche controllando l'associazione Città Futura (centrale nell'impianto accusatorio) e portando avanti i rapporti con le Istituzioni". Su di lui, alcune settimane fa, fu durissimo il giudizio del Tribunale del Riesame di Reggio Calabria, che parlò di "tornaconto politico fornendo un ritratto molto triste per colui il quale era divenuto ed è un simbolo positivo"