Blitz antimafia al Comune di Vibo, l'indirizzo della politica dietro le scelte dei dirigenti
Non è stato un solo settore, un assessorato o un ufficio specifico, ma un intero e collaudatissimo sistema a finire nei giorni scorsi nel mirino della Guardia di Finanza che su input della Direzione distrettuale antimafia ha scartabellato e prelevato fior di documentazione dal Comune di Vibo Valentia. E non si può pensare di attribuire tutte le responsabilità ai dirigenti e ai funzionari che agiscono, è bene ricordarlo, su input di chi gestisce la cosa pubblica.
Indubbiamente alcuni ambiti sono stati presi di mira più di altri. Sotto la lente della procura antimafia è finito il settore della pubblicità e, più in generale, del Commercio. Settore nel quale la politica aveva fatto ruotare nel corso della passata consiliatura, due assessori. La poltrona era stata occupata per i primi due anni da Nico Console (Udc), poi messo alla porta dall'asse Luciano-Mangialavori, con quest'ultimo che aveva designato, al Commercio, Francesco Pascale, uomo di fiducia per antonomasia del senatore forzista vibonese. Oggi, in perfetta continuità, il Commercio è nelle mani di Gaetano Pacienza, espressione del gruppo Città Futura, che fa capo a Vito Pitaro, prossimo candidato alle elezioni regionali con l'avallo - si dice e non sono voci di corridoio - del massimo dirigente di Forza Italia. Ed è proprio il settore della pubblicità quello in cui albergano pratiche, atti, documenti e regolamenti non portati a termine se non addirittura ritirati dal Consiglio comunale per evitare di fare sgarri a chi, in quell'ambito, detiene svariati interessi. Su tutte le questioni, quella legata all'abbattimento degli impianti abusivi, rispetto a cui era stato il commissario prefettizio a mettere in moto la macchina delle demolizioni, poi improvvisamente bloccata e riavviata soltanto qualche giorno addietro, dopo il blitz della Guardia di Finanza.
Ma ci sono anche altri settori sui quali le Fiamme Gialle hanno acceso i riflettori. In primis, il settore Ambiente, oggi guidato dall'assessore Vincenzo Bruni (figlio dell'ex presidente della Provincia Ottavio). Nella passata consiliatura, in questo ambito, vennero cambiati dall'ex sindaco Elio Costa che la politica ha spesso tentato di frenare nel proprio agire, fino a decretarne la decadenza, ben sei assessori: Vincenzo De Filippis si dimise dopo qualche mese, in polemica con la burocrazia. Seguirono Antonio Scuticchio (defenestrato dopo il patto di mezza estate 2017), quindi fu la volta di Giuseppe Russo che lasciò la delega quando Stefano Luciano uscì dalla maggioranza e, successivamente, degli assessori tecnici, prima Stefania Romanò, poi Antonella Sette. In mezzo la carica venne ricoperta anche da Lorenzo Lombardo.
A proposito, non va trascurato l'interesse che la Guardia di Finanza sta ponendo sui Lavori pubblici, non solo sull'appalto per l'illuminazione pubblica, ma anche sulla manutenzione delle reti. Al vaglio delle forze dell'ordine e della magistratura pure la manutenzione delle scuole e delle strade in alcune specifiche occasioni, ad esempio, il giro d'Italia 2017. Ebbene, sul piano politico, il settore dei Lavori pubblici è stato, a partire dal 2015, quasi sempre appannaggio di Forza Italia: la carica venne ricoperta prima da Francesco Alessandria (tecnico nominato dagli azzurri con l'assenso del sindaco pro tempore) e poi da Lorenzo Lombardo (al tempo uomo di fiducia di Giuseppe Mangialavori). Oggi, il settore viene invece gestito dal gruppo di Vito Pitaro che ha fatto ricadere la propria scelta su un tecnico che ha ormai anche una militanza politica abbastanza consolidata, come Giovanni Russo.
Nomi che chiariscono come le chiavi della città siano state e rimangano nelle mani degli stessi gruppi di potere. D'altronde, il centrodestra ( che ha acquisito parte dell'ex classe dirigente del Pd), in formato civico o politico, amministra Vibo ormai dal 2010 e, se si esclude la parentesi Sammarco, da prima degli anni 2000.
