Il giovane era ricercato da circa un anno, da quando si era sottratto a un ordine di arresto perché accusato di associazione mafiosa

La polizia ha arrestato questa mattina Antonino Pesce, esponente dell’omonima clan di Rosarno latitante da circa un anno. Il rosarnese, figlio di Vincenzo detto “u pacciu”, uno dei pezzi da novanta della cosca, era sfuggito all’ordine di cattura che aveva riguardato anche suo fratello Savino, finito in carcere su disposizione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria. Nel blitz è stato preso anche Gioacchino Bonarrigo. L'uomo avrebbe dato ospitalità a Pesce e sarebbe finito ai domiciliari accusato di favoreggiamento. 

Associazione mafiosa Nella giornata di oggi, gli uomini della questura di Reggio Calabria e del commissariato di Gioia Tauro, dopo mesi di ricerche sono riusciti a mettere fine alla latitanza del giovane. Antonino Pesce è indagato per associazione mafiosa insieme al fratello Savino. Entrambi sono finiti in una inchiesta della Distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Subito dopo l'arresto Pesce è stato portato alla Questura di Reggio Calabria.

Scovato a Rosarno. Il latitante figlio del noto boss Vincenzo Pesce, classe 1959, è stato scovato, sulla base di minuziose indagini, in un appartamento sito al primo piano del rione condominiale popolare "Oreste Marinelli" di Rosarno. Al momento dell'intervento da parte dei poliziotti, il ricercato non era armato e non ha apposto alcuna resistenza. A questi viene contestato il ruolo di direzione e capo del ramo della cosca che si riconosce nella figura del padre Vincenzo Pesce classe 1959, alias "U pacciu" (attualmente detenuto), con compiti di decisione, pianificazione e di individuazione delle azioni da compiere, degli obiettivi da perseguire, delle attività economiche da avviare ed attraverso cui riciclare il denaro e le altre utilità provento delle dette azioni delittuose. Assieme al fratello Savino, classe 1989, impartiva ordini e direttive alla cosca, facendo leva proprio sullo spessore criminale del padre, riconosciuto dagli altri esponenti di vertice della cosca quali Marcello Pesce e Antonino Pesce, classe 1982, con i quali trattava la ripartizione delle zone d'influenza e dei proventi del mercato del trasporto merci su gomma per conto terzi.

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