Caso Vibonese, le motivazioni dei giudici del Coni: "Nessuna sanzione possibile per il Messina"
Le controverse e contraddittorie motivazioni del Collegio di garanzia del Coni: l'illecito della società siciliana è conclamato ma non può essere punito. C'è un vuoto normativo
di MIMMO FAMULARO
Il Collegio di garanzia del Coni ha finalmente depositato le motivazioni della sentenza emessa oltre un mese fa e che ha negato la riammissione in Serie C alla Vibonese. In dodici pagine i giudici presieduti dall'ex ministro Franco Frattini "bacchettano" la Figc e la Lega Pro, ma anche la Corte federale d'appello sostenendo che il Messina, pur avendo giocato un'intera stagione senza regolare fideiussione, non poteva essere sanzionato perché non c'è nessuna norma che prevedesse questa tipologia di reato. L'assurdo del ragionamento giuridico del Collegio di garanzia del Coni è che l'illecito è certificato, ma non può essere punito. Come dire: la Vibonese ha ragione ma, ancor prima, della giustizia sportiva, toccava a Lega Pro e alla Figc intervenire. Così il club rossoblù resta in Serie D e il Messina rimane "impunito".
Mancato contraddittorio. Sono due i punti salienti sui quali si aggrappano i giudici per ribaltare il verdetto emesso dalla Corte federale d'appello e per seppellire il processo facendolo praticamente ripartire da zero: mancata integrazione del contraddittorio e vuoto normativo che avrebbe dovuto colmare la Lega Pro. Sul primo punto il Collegio di Garanzia del Coni sostiene che il ricorso davanti al Tribunale Federale non poteva essere trattato in giudizio senza il necessario coinvolgimento della Figc e della Lega Pro che dovevano essere parti necessarie. La Vibonese ha invece citato in giudizio il solo Messina, ritenuto “controinteressato” alla vicenda.
Vuoto normativo. Ciò che lascia di stucco è però quanto scrivono i giudici del Coni nella seconda parte delle motivazioni: “La valutazione del comportamento, certamente grave, tenuto dal Messina (ben evidenziato nelle decisione della Corte d'Appello Federale) avrebbe dovuto piuttosto essere oggetto di una specifica ulteriore attività della Lega (e, per i profili generali, della Federazione. Non avendo la Lega (e la Federazione) provveduto sulla questione, la Vibonese avrebbe quindi potuto sollecitare tale azione ed eventualmente agire avverso il silenzio prestato dalla Lega e dalla Federazione (eventualmente diffidate) a compiere un'attività ritenuta doverosa”. Il Coni “bacchetta” Tavecchio e Gravina sull'inerzia che emerge anche dalla documentazione acquisita dalla Corte Federale con l'apposita istruttoria. Il punto – ribadito anche dal Collegio di garanzia del Coni – è che il Messina non ha praticamente sostituito la polizza fideiussoria entro il 31 gennaio del 2017 per come disposto da apposito comunicato e non lo ha fatto neanche successivamente terminando il campionato senza alcuna fideiussione e commettendo un illecito la cui sanzione non sarebbe però “tipizzata” ovvero non prevista da nessuna norma. Il Messina, addirittura, non poteva essere punito ulteriormente perché nessuno tra Figc e Lega Pro aveva ipotizzato un'ipotesi del genere e cioè che il club peloritano arrivasse a giocare tutto il campionato senza sostituire la polizza irregolare con una efficace.
Ingiustizia è fatta. “Peraltro, non poteva la Corte federale d'appello – sostengono i giudici del Collegio di garanzia del Coni – in assenza di una disciplina, anche di carattere sanzionatorio, sulle conseguenze della mancata rinnovazione delle garanzie assicurative da parte del Messina, sanzionare la stessa società con la collocazione all'ultimo posto in classifica nella stagione 2016-2017, per non aver presentato una nuova garanzia fideiussoria necessaria per completare la sua partecipazione al campionato”. La Corte federale ha quindi irrogato al Messina una sanzione che non era prevista da alcuna disposizione e per una fattispecie che, per sua peculiarità, la Federazione (o la Lega) avrebbe potuto anche ritenere oggetto di una diversa disciplina”.
