Comune sciolto nel Vibonese: ecco le motivazioni
Diciamolo subito: dall’attività ispettiva, «non sono emerse frequentazioni del sindaco e dei consiglieri comunali con soggetti controindicati del territorio». Lo mette nero su bianco il prefetto di Vibo Paolo Giovanni Grieco, nella relazione che ha portato allo scioglimento degli organi elettivi del Comune di Acquaro decretato un mese fa.
Fatti o circostanze precise, la relazione è una precisa fotografia dello scenario criminale locale, in cui imperano la famiglia Maiolo e i fratelli Francesco e Angelo, esponenti di spicco della “locale” di Ariola.
«E’ escluso in modo dirimente il coinvolgimento del sindaco in gruppi o dinamiche di natura controindicata operanti ad Acquaro», scrive ancora il prefetto, ma «gli accertamenti svolti hanno posto in luce alterazioni e compromissioni dell’azione amministrativa che si sono in gran parte tradotti a vantaggio di soggetti collegati a vario titolo, direttamente o indirettamente, con i sodalizi criminali egemoni nell’area
Un assessore finisce nel mirino: «E’ stato constatato che l’assessore annoveri frequentazioni correnti con il soggetto apicale della consorteria criminale, nonché con diversi parenti di questi», si legge nella relazione. Indicativa, in tal senso, è una fotografia finita nelle mani della Commissione di accesso, che ritrae «l’assessore con un pluripregiudicato e inserito nell’organigramma della criminalità organizzata locale, in una situazione di gioviale convivialità, assieme ad altre persone nell’intento di brindare». E proprio all’assessore il sindaco ha delegato «la gestione di vertice politico-amministrativa di tutte le importanti funzioni afferenti all’assetto del territorio». Pesante il giudizio: «Non emergono elementi che possano far ritenere intraneo il sindaco alle consorterie del territorio, tuttavia la totale insipienza amministrativa e culturale dell’assessore-responsabile, inadatto al ruolo affidatogli, non possono che indurre a ritenere che tale nomina sia stata in quale modo “necessaria” o addirittura “imposta” al sindaco per condizionare l’ente».
L’immobile restituito ai privati. Sotto i riflettori anche «la vicenda che ha portato alla restituzione di un immobile costruito abusivamente e acquisito al patrimonio comunale. Il prefetto parla di «malfunzionamento della gestione politica ed amministrativa i cui contorni potranno essere definiti esattamente anche da altri organi per accertare responsabilità rilevanti eventualmente in altri contesti». Potrebbe non finire qui, dunque: «I provvedimenti adottati dal Comune di Acquaro sono palesemente illegittimi» e «provocano un ingiustificato depauperamento del patrimonio comunale». Tutto quanto - spiega il prefetto delineando i contorni della vicenda - «ci consente di ricondurre questa grave circostanza in un danno all’ente» e «al condizionamento dell’amministrazione da parte delle consorterie criminali di Acquaro».
Lavori pubblici. «In merito agli appalti e alle forniture di servizi, gli accertamenti esperiti hanno permesso di evidenziare un ricorso sistematico alla procedura di affidamento diretto». Che lo ricordiamo è consentito dalla legge, niente di anomalo dunque, ma a parere della Commissione è emersa «una permeabilità del Comune agli interessi di imprese contigue alla criminalità organizzata». A tale conclusione «si è giunti dall’esame di molteplici affidamenti diretti da parte dell’amministrazione comunale, operati in favore di soggetti economici i cui legali rappresentanti, o dipendenti o familiari sono risultati gravitare nell’area della criminalità organizzata locale».
Abusivismo edilizio. Lapidario il giudizio. «Emerge costantemente la pratica di rilasciare, a fronte dell’abuso, il permesso di costruire in sanatoria». Inoltre, «l’amministrazione comunale non ha attivato alcuna azione tesa a prevenire e a reprimere il fenomeno, originando azioni di contrasto all’illegalità sterili, di mera facciata nelle migliori delle ipotesi».
Tributi. «La gestione dei tributi è fortemente influenzata dal contesto ambientale, segnatamente dalla carenza di personale impiegato nel settore – spiega ancora il prefetto -. Numerose sono inoltre le inefficienze amministrative che pregiudicano la capacità di riscossione sia e soprattutto il contrasto all’evasione fiscale».
Edilizia privata. Riscontrate «numerosissime pratiche di edilizia libera avviate da soggetti indiziati di essere vicini alla consorteria criminale del territorio, senza che siano mai stati esercitati i poteri di controllo ed eventualmente attivati i poteri inibitori di competenza». Gli accertamenti ispettivi «hanno mostrato omissioni che hanno avvantaggiato personaggi vicini alla criminalità organizzata». Chiaro è il riferimento «all’omissione di attività di controllo e vigilanza delle illegalità perpetrate in maniera diffusa sul territorio di Acquaro».
Conclusioni. Quelle esposte sono le motivazioni che stanno alla base dello scioglimento. «Nel complesso, gli accertamenti svolti hanno posto in luce alterazioni e compromissioni dell’azione amministrativa con riferimento a molteplici settori di intervento che si sono in gran parte tradotti a vantaggio di soggetti collegati a vario titolo, direttamente o indirettamente, con i sodalizi criminali egemoni nell’area». Le risultanze ispettive «forniscono univoci, concreti e rilevanti elementi di collegamento diretto e indiretto dei componenti degli organici elettivi con la locale criminalità organizzata». Nell’ambito degli accertamenti effettuati, l’organo ispettivo «ha rilevato opacità di alcune procedure di aggiudicazione di appalti di lavori, servizi e forniture, conclusesi con l’aggiudicazione in favore di soggetti riferibili ad ambienti controindicati. Inoltre, la nomina della giunta comunale e diversi procedimenti amministrativi di competenza dell’Area tecnica-Edilizia privata sono apparsi frutto di un generale stato di soggezione degli organici politici e gestionali ad interessi controindicati». Tutto ciò basta per «nutrire serissimi dubbi sulla effettiva imparzialità dell’azione amministrativa». Da qui lo scioglimento decretato lo scorso 18 settembre «in considerazione delle comprovate ingerenze da parte della criminalità organizzata, che compromettono la libera determinazione e l’imparzialità dell’amministrazione locale, nonché il buon andamento e il funzionamento dei servizi, con grave pregiudizio dell’ordine e della sicurezza pubblica».
