Macellaio ucciso nel Catanzarese, agguato ricostruito nei dettagli ma si indaga sul movente
Da una macchina all'apparenza insignificante fino all'individuazione dei responsabili di un omicidio eclatante, quello del macellaio Francesco Rosso, assassinato nel suo esercizio commerciale a Simeri Crichi il il 14 aprile 2015. A ricostruire i dettagli dell'operazione odierna che ha portato all'arresto di quattro persone ritenute coinvolte nell'efferato delitto sono stati, in una conferenza stampa, il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, il sostituto procuratore, Vincenzo Capomolla, il nuovo comandante provinciale del Reparto operativo dei carabinieri, Giuseppe Carubia, e il comandante della Compagnia dell'Arma di Sellia Marina, Alberico De Francesco. Gli investigatori hanno illustrato le fasi di un'inchiesta che, per il momento, ha fatto luce - è stato precisato nell'incontro con i giornalisti - sull'esecuzione materiale dell'omicidio di Rosso e sui presunti responsabili, alcuni dei quali - hanno spiegato poi gli inquirenti - avrebbero avuto anche frequentazioni con esponenti di cosche di 'ndrangheta attive sulla costa jonica a cavallo tra le province di Catanzaro e Crotone e nella Presila catanzarese.
La svolta in un dettaglio. Il procuratore Gratteri ha spiegato: "Pensavamo di non riuscire a risolverle questo omicidio ma i carabinieri non hanno mai mollato, sono stati determinanti e costanti e malgrado il tempo trascorso anche noi abbiamo deciso di investire nelle indagini. C'era un filo d'Arianna, che tuttavia - ha rimarcato Gratteri - non bastava per arrivare a un'imputazione cosi' pesante qual e' quella di omicidio, ma attraverso videoriprese e intercettazioni ambientali i carabinieri e i miei colleghi sono riusciti a dare una sequenza logica agli elementi via via acquisti. Alla fine e' emerso un lavoro al quale ho dato l'ok perche' mi e' sembrato compiuto e abbastanza provato, perche' presenta una puntuale ricostruzione della dinamica dell'omicidio e di elementi incontrovertibili sulle quattro persone arrestate".
Secondo il procuratore aggiunto Capomolla l'omicidio di Francesco Rosso "ha sconcertato l'opinione pubblica per le modalita', il luogo e il profilo della vittima, che non faceva pensare minimamente a contesti tali da giustificare un fatto del genere. Per questo le indagini si sono rivelate fin da subito complesse, ma bisogna dare atto della grande capacita' investigativa dei carabinieri, partiti da un piccolo dettaglio. Infatti il punto di avvio delle indagini e' stata l'individuazione, la sera prima del delitto, di un'auto nei pressi dell'abitazione della vittima, e - ha sostenuto poi Capomolla - da qui poi, sopralluogo dopo sopralluogo, pedinamenti dopo pedinamenti di questa autovettura, che poi e' stata utilizzata per l'agguato, e incroci telefonici, si e' arrivati alla definizione del quadro degli esecutori".
Caccia al movente. Capomolla ha poi ulteriormente specificato che l'indagine culminata negli odierni arresti "riguarda soltanto l'esecuzione materiale del delitto Rosso e i personaggi coinvolti negli atti preparatori e materiali del delitto, anche se - ha detto il procuratore aggiunto - solo uno dei quattro e' colui che ha materialmente sparato al macellaio. Possiamo poi riferire che questi soggetti sono stati interessati da frequentazioni con soggetti legati alla criminalita' organizzata nell'area tra le province di Catanzaro e Crotone e dell'entroterra della Presila catanzarese". Gli inquirenti non parlano rispetto al movente, trapela solo l'ipotesi di una vendetta trasversale, senza che possano emergere ulteriori particolari. Un delitto, quello di Rosso, che aveva creato preoccupazione e allarme, ricostruito dalle meticolose indagini dei carabinieri della Compagnia di Sellia Marina. L'omicidio sarebbe stato premeditato con accuratezza, preparato in ogni dettaglio, con diversi sopralluoghi e pedinamenti per ottenere il risultato voluto senza lasciare traccia. Ed invece, le quattro persone arrestate hanno fornito involontariamente molti elementi, ricostruiti passaggio dopo passaggio dalle indagini dei carabinieri.
Omicidio premeditato. Il comandante della Compagnia dei carabinieri di Sellia Marina, il capitano De Francesco, ha parlato di "omicidio non d'impeto ma frutto di premeditazione, preparato accuratamente nei minimi dettagli". Infine, il tenente colonnello Carubia, alla sua prima uscita pubblica quale comandante provinciale del Reparto operativo dell'Arma di Catanzaro, ha rimarcato "la guida autorevole della Procura alle nostre indagini e la capacita' dei carabinieri di mettere insieme la conoscenza del territorio e le moderno tecniche investigative per arrivare all'operazione odierna".
I ruoli degli arrestati. Danilo Monti, 27 anni, residente a Cerva e domiciliato a Lecco, ha premuto il grilletto di una pistola semiautomatica Walther calibro 9x19 Luger per almeno tre volte, fuggendo poi a bordo di una Fiat Stilo intestata al padre. Con lui Gregorio Procopio, 56 anni, residente a Botricello; il figlio, Antonio Procopio, 31 anni, di Botricello; il genero, Vincenzo Sculco, 30 anni, residente ad Andali. Sono loro che avrebbero fornito tutto il supporto logistico per il delitto. Il giorno dell'omicidio Gregorio e Antonio Procopio, insieme a Sculco, effettuarono diversi sopralluoghi a bordo di una Nissan Micra che era stata chiesta in prestito da Sculco ad un conoscente. Monti si sarebbe recato a Simeri mare alla guida di una Fiat Stilo. Dopo i sopralluoghi svolti separatamente, Monti e Gregorio Procopio avrebbero svolto un sopralluogo congiunto, quindi il via all'operazione delittuosa. Monti si sarebbe recato da solo nei pressi della macelleria, scendendo per compiere il delitto solo dopo alcuni passaggi, considerata la presenza di alcune persone. I tre complici, invece, avrebbero atteso lo stesso Monti a Sellia Marina, fungendo da staffetta nella fuga del killer.
