Una seduta fiume durata cinque giorni è servita per esaminare circa 130 pratiche. Alla fine è arrivato il disco verde non senza qualche assenza di peso nella maggioranza

Il Consiglio comunale di Vibo ha approvato,  all’unanimità, le osservazioni al Piano strutturale. A suggellare una maratona di cinque giorni di lavori, è stato nel pomeriggio di sabato, il voto conclusivo con cui la massima assemblea cittadina ha ratificato un passaggio fondamentale nell’iter del prezioso strumento urbanistico, già adottato il 5 dicembre 2014.

Alla fine maggioranza e opposizione si sono ritrovate, le differenze si sono annullate perché “su certe pratiche non si può marciare divisi”. E una discussione “partita con il piede sbagliato” si è conclusa con una sintonia difficilmente auspicabile qualche giorno addietro.

Anche ieri, peraltro, non sono mancati i mezzi passi falsi, si è percepita una certa confusione scatenata all’interno di qualche gruppo di maggioranza da un emendamento e alcune assenze di peso hanno suscitato inevitabilmente stupore. Al momento del voto mancava tra gli altri Francescantonio Tedesco, che qualche giorno addietro ha dato polemicamente le sue dimissioni da presidente della commissione urbanistica. E se anche i numeri ci sono stati, la maggioranza non ha potuto contare, tra i diciassette presenti, Buccarelli, ma anche Franzè e Servelli. Solo per citare i titolari di alcuni degli scranni vuoti. Qualche altro eletto, tutt’altro che entusiasta, si è presentato in Aula per disciplina di partito.

A suggellare il Piano strutturale sono state, ad ogni modo, le parole del sindaco della città che si è soffermato sulla validità di uno strumento che lui aveva pensato “già dal 2004. Quando accarezzai la possibilità di mettere in piedi un nuovo Prg – ha detto Costa – pensai soltanto alla bellezza della mia città”. Un centro abitato snaturato dalle costruzioni degli anni ’60 e ’70 “che ne avevano disperso l’identità”. E i canoni a cui l’allora primo cittadino, di nuovo sindaco a distanza di 13 anni, si era ispirato erano sostanzialmente tre: “Verde, strade, piazze”. Quel progetto allora non fu percorribile ed oggi “c’è solo la Statale 18 – ha sottolineato rammaricato il capo dell’Amministrazione – spesso intasata. Il sogno di una tangenziale è svanito perché quei finanziamenti sono stati utilizzati per le spese correnti, ma i piani attuativi potranno contribuire a ridare armonicità al capoluogo”. Insomma, forse questo non è il piano strutturale che Costa avrebbe sognato, ma potrebbe contribuire a ridare uniformità allo sviluppo urbano.

Responsabilità è stata la parola-chiave della giornata conclusiva dei lavori: l’ha utilizzata il sindaco, se ne è servito il presidente del Consiglio comunale per ringraziare maggioranza e opposizione, “la cui presa di posizione chiara è il segnale che la città aveva bisogno – ha detto Luciano – di questo strumento amministrativo”. L’ha dimostrata l’opposizione che ha messo subito, però, i paletti. “Questo – ha tuonato Giovanni Russo – non è un punto di arrivo ma di partenza. La storia della città assegna al sindaco, infatti, un compito gravoso. Con i piani attuativi dovrà dare la svolta a questo piano e renderlo adatto ai giorni nostri. Da qui in avanti – ha concluso il portabandiera della minoranza – la comunità disporrà di un punto fermo per alimentare le sue prospettive di crescita”.

Il Psc non ha concluso ieri, tuttavia, il suo iter. I progettisti dovranno ora recepire le modifiche e riportarle sulla cartografia con gli aggiornamenti. Poi ci sarà un nuovo passaggio in Consiglio, quindi verrà spedito alla Regione per la definitiva valutazione. Il tutto entro il 31 dicembre. Ergo, dal prossimo anno entrerà quasi certamente in vigore.