Il teste ha deposto oggi nel processo per il disastro che il 3 luglio 2006 sconvolse Vibo Marina e Bivona. Acquisite altre quattro deposizioni rese nelle precedenti udienze

di GIUSEPPE BAGLIVO

Nuova udienza per il processo sull’alluvione che il 3 luglio 2006 sconvolse Vibo e le Marinate provocando tre morti, 90 feriti e danni per 200 milioni di euro. Anche oggi al posto del procuratore Mario Spagnuolo, la cui presenza in aula era stata annunciata il 20 novembre scorso dal rappresentante della pubblica accusa (applicato dalla Procura di Lamezia Terme in attesa dell’arrivo dei nuovi Pm di prima nomina), era presente il pm Benedetta Callea che ha condotto l'articolato esame di Bruno Virdò, l'uomo che tentò in tutti i modi di salvare il piccolo Salvatore Gaglioti, il bimbo di soli 16 mesi, strappatogli dalle braccia dalla furia dell’acqua e ritrovato poi privo di vita unitamente allo zio Ulisse Gaglioti ed a Nicola De Pascale, altra vittima dell’alluvione, tutti sommersi da una colata di fango e detriti sulla Statale 18.

tribunale toga aula

La deposizione di Virdò. Il teste, richiamato in aula per completare la deposizione che aveva già reso due anni fa dinanzi al Tribunale in diversa composizione, rispondendo alle domande del pm ha spiegato di essere stato travolto da una colata di acqua e massi staccatisi dal costone della Statale 18 all'altezza di località "Sughero". Bruno Virdò - parte civile nel processo - ha raccontato di aver dato un passaggio con la propria auto al piccolo Ulisse ed alla mamma che chiedevano aiuto "all'altezza di Lo Schiavo arredamenti in quanto la loro auto non partiva più. Arrivati prima del bivio di Longobardi, in località Sughero - ha ricordato in aula il teste - non sono però più riuscito ad andare avanti. La strada era bloccata dalla rete metallica anti-massi che si era staccata ed ostruiva tutta la carreggiata. Ho cercato di ritornare indietro, ma dietro di me si era fermata un'altra auto che mi è venuta ripetutamente addosso spinta dall'acqua, mentre una Mercedes che marciava nell'opposta corsia continuava a girare su se stessa.

alluvione foto

Anche la mia auto - ha sottolineato Virdò - è divenuta incontrollabile, non rispondeva più ai comandi, la forza dell'acqua la trascinava via ed è lì che ho detto alla signora che occorreva uscire al più presto dall'autovettura per cercare di salvarsi. Dal lato passeggero lo sportello era però bloccato dall'acqua alta, la strada sembrava un fiume, ho preso fra le braccia il bimbo ma non sono riuscito a scendere. Ricordo di essere finito giù nella scarpata". Soccorso, Bruno Virdò è stato portato in ospedale. "Ero messo malissimo - ha raccontato al Tribunale - ero in fin di vita, mi hanno portato nel reparto di Rianimazione e poi in Ortopedia poichè mi ero spezzato la gamba sinistra. Ho riportato lesioni su tutto il corpo". L'avvocato Luigi La Scala, in sostituzione oggi dell'avvocato Francesco Sorrentino, ha quindi consegnato al Tribunale gli encomi ricevuti da Bruno Virdò "per il grande coraggio dimostrato" nel tentativo di salvare il piccolo Salvatore: uno a firma dell'allora sindaco del Comune di Vibo Valentia, Franco Sammarco, l'altro a firma dell'allora ministro dell'Interno Roberto Maroni.

Sempre nell'udienza odierna le parti - pm e difensori - hanno prestato il consenso all'utilizzabilità delle dichiarazioni rese in aula nelle scorse udienze da altri testimoni dinanzi al Tribunale in diversa composizione. Si tratta delle dichiarazioni di Domenico Ferito (vigili del fuoco), Domenico Lo Bianco, Nazzareno Fiamingo e dell'ispettore Laura Contino. Prossima udienza il 5 aprile.

legge

Gli imputati. Quattordici gli imputati chiamati a rispondere, a vario titolo, di disastro colposo, inondazione colposa, omicidio colposo ed omissione d’atti d’ufficio. Una quindicesima imputata, nel frattempo, è passata a miglior vita. Si tratta di Livia Galli, una delle proprietarie di una strada privata in contrada “Sughero” a Vibo Valentia. Gli altri imputati sono: Ugo Bellantoni, ex dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Vibo, difeso dagli avvocati Ernesto D’Ippolito e Giovanni Marafioti; Silvana De Carolis, ex dirigente del settore Lavori pubblici e Urbanistica del Comune di Vibo (avvocato Giuseppe Di Renzo); Giacomo Consoli, ex dirigente del settore Lavori pubblici del Comune di Vibo (avvocato Antonello Fuscà); Raffaella, Alessandra, Maria Antonietta e Fabrizio Marzano, proprietari di una strada privata in località “Sughero” (avvocato Antonio Crudo); Pietro La Rosa, responsabile della sorveglianza idraulica dei bacini idrografici nella provincia di Vibo (avvocato Giosuè Megna); Ottavio Gaetano Bruni, ex presidente della Provincia di Vibo (avvocati Giovanni Vecchio e Sandro D’Agostino); Domenico Corigliano, ex comandante della Polizia Municipale di Vibo (avvocati D’Ippolito e Monaco); Giovanni Ricca, responsabile pro tempore dell’Abr, (avvocato Vincenzo Adamo); Ottavio Amaro, responsabile pro tempore dell’Abr (avvocato Guido Contestabile); Filippo Valotta (Consorzio industriale), assistito dagli avvocati Vecchio e D’Agostino; Paolo Barbieri, ex assessore alla Provincia di Vibo di cui era anche vicepresidente (in quota Ds) ai tempi della giunta guidata da Ottavio Gaetano Bruni. Barbieri è difeso dall’avvocato Giuseppe Altieri.

Ben 19, invece, le parti civili, mentre 3 sono gli enti chiamati a rispondere quali responsabili civili: il Comune di Vibo, difeso dall’avvocato Nicola Lo Torto, la Provincia di Vibo, assistita dagli avvocati Emilio Stagliano e Francesco Maione, la Regione Calabria, difesa dagli avvocati Michele Rausei e Antonio Montagnese.


Fra le parti civili, oltre ai familiari delle vittime e 17 privati cittadini, ci sono anche il Wwf con l’avvocato Angelo Calzone e Legambiente con l’avvocato Rodolfo Ambrosio.


Altre sei parti civili sono invece assistite dall’avvocato Antonio Porcelli, una a testa dagli avvocati Maria Repice e Antonio Ludovico e due dall’avvocato Giuseppe Costabile.


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