La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di Pino Lamari, 43 anni, di Vibo ma residente a San Pietro di Caridà (RC), confermando in via definitiva la condanna per spaccio di droga. La sentenza della Corte d’Appello di Reggio Calabria del 2024 aveva inflitto a Lamari una pena di 3 anni e 4 mesi di reclusione e una multa di 30.000 euro per un episodio avvenuto l’11 maggio 2023.

La condanna è scaturita da una perquisizione domiciliare presso l’abitazione di Lamari, durante la quale sono stati sequestrati una macchina sottovuoto, una bilancia digitale e materiale per il confezionamento, oltre a due involucri contenenti 948 grammi di canapa indiana trovati su un terreno di proprietà familiare. Inoltre, al fratello di Lamari è stata trovata la somma di 1.050 euro.

La Cassazione ha condiviso le valutazioni dei giudici di merito, ritenendo inverosimile la versione dell’imputato che sosteneva si trattasse di coltivazione personale, sottolineando invece che il confezionamento e la quantità indicavano una destinazione a terzi. Fondamentale è stata anche l’ammissione dello stesso Lamari di aver ceduto “qualche canna” a clienti trovati in rete.

Infine, la Suprema Corte ha respinto il ricorso sul mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, rilevando che le dichiarazioni dell’imputato durante il processo non possono essere considerate un comportamento collaborativo, specialmente se ritenute inverosimili.