Diplomi falsi in Calabria, una delle indagate si ferisce in carcere
Avrebbe tentato di ferirsi alle braccia, prima dell'interrogatorio di garanzia, Fortunata Giada Madaffari, una delle due indagate, nell'ambito dell'inchiesta contro i presunti diplomi venduti a Reggio Calabria. Un gesto autolesionistico che non le ha comportato gravi conseguenze di salute. Tre delle indagate dell'inchiesta Lucignolo, sui diplomi consegnati dal centro "Uniforme", condotta dalla Procura di Reggio, guidata da Giovanni Bombardieri e coordinata dal pubblico ministero Paolo Petrolo, si sono avvalse invece della facoltà di non rispondere. Si tratta di Karin Catalano, Anna Maria Mangiola e la figlia Maria Saveria Modaffari.
L’indagine della Guardia di finanza ha svelato un vero e proprio «mercato del falso attivo su tutto il territorio nazionale e nei settori più disparati della formazione, una sorta di diplomificio che sarebbe stato messo in piedi da madre e figlie. Per l’accusa le tre donne avrebbero truffato centinaia di persone con corsi di formazione falsamente convenzionati con il Miur.
Le tre donne sono accusate di aver messo in piedi "un’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffe, falsi e autoriciclaggio".
