Irpef, Vibo Valentia maglia nera per i redditi da 20mila euro
È Vibo Valentia il capoluogo di provincia dove, per un reddito annuo lordo di 20.000 euro, si paga l’addizionale Irpef più alta d’Italia. A certificarlo è uno studio condotto dalla Uil, attraverso il Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione, diretto dal segretario confederale Santo Biondo.
Il report mette in evidenza l’eccessivo peso della fiscalità locale in molte realtà italiane, ma in particolare nel capoluogo calabrese, dove un contribuente con un reddito lordo di 20mila euro si vede sottrarre ben 686 euro tra addizionale comunale e regionale. Nessun’altra città raggiunge questa cifra. Seguono Salerno (627 euro), Avellino e Napoli (607 euro), Roma (606 euro).
Il confronto con altre città è impietoso: a Milano, per esempio, si pagano 263 euro, a Mantova ed Enna l’addizionale comunale è pari a zero.
La classifica cambia leggermente per i redditi da 40.000 euro, dove Vibo esce dalla “top ten”, ma resta comunque tra le realtà più penalizzanti. Anche in questo caso, città come Trento e Bolzano garantiscono un trattamento fiscale più leggero e sistemi di welfare più efficienti.
«Il nostro sistema fiscale – commenta Biondo – dovrebbe essere lo strumento per affermare equità e solidarietà. Invece assistiamo a una situazione in cui i cittadini con redditi medio-bassi pagano di più per ricevere meno». Secondo il dirigente sindacale, l’addizionale Irpef viene spesso utilizzata per “coprire” i tagli alla spesa pubblica imposti dallo Stato centrale, senza garantire miglioramenti nei servizi offerti. «È urgente una riforma della fiscalità locale – aggiunge – che introduca maggiore equità, progressività e trasparenza, anche alla luce degli impegni assunti nel Pnrr».
La Uil chiede inoltre che sia introdotta una “clausola sociale” per vigilare sull’effettivo utilizzo delle risorse fiscali locali a favore di sanità, scuola, trasporto pubblico e servizi alla persona. «La giustizia fiscale – conclude Biondo – è il primo passo per ricostruire coesione sociale nei territori».
