Pare che sia il quindicenne di origini etiopi che il ventenne somalo, sbarcati a Vibo domenica scorsa, siano stati detenuti per mesi all'interno di un campo di raccolta profughi con base in Libia

Nessuna autopsia sul corpo dei due profughi morti dopo il drammatico sbarco di domenica sera al porto di Vibo Marina. La Procura ha risposto negativamente alla richiesta formulata dall'Azienda sanitaria provinciale. I corpi senza vita del quindicenne etiope e del ventenne somalo, approdati nel Vibonese in condizioni disperate, restano all'interno dell'obitorio dell'ospedale Jazzolino, in attesa della sepoltura. Da quanto si apprende, comunque, si è già proceduto ad un'ispezione cadaverica i cui esiti non sono ancora noti. La direzione sanitaria intende accertare le reali cause che hanno portato al decesso dei due immigrati. Nel frattempo, prosegue l'inchiesta che la Procura ha affidato alla Squadra Mobile diretta da Tito Cicero.

La ricostruzione. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, pare che sia il quindicenne di origini etiopi che il ventenne somalo siano stati detenuti per mesi all'interno di un campo di raccolta profughi con base in Libia. Costretti a subire violenze ed abusi continui, entrambi sono stati imbarcati su uno dei sette gommoni intercettati dall'equipaggio della
nave “Diciotti” della Guarda Costiera nel cuore del Canale di Sicilia e trasportati a Vibo Marina, dove sono approdati in gravissime condizioni, disidratati e denutriti con segni di percosse sul corpo. Vani gli sforzi dell'equipe medica dell'Asp e l'immediato ricovero in ospedale in cui sono morti di stenti, a distanza di poche ore l'uno dall'altro. In condizioni simili sono sbarcati altri profughi, circa venti, segnati dalle sofferenze vissute all'interno del campo di prigionia e proseguite lungo la traversata nel Mediterraneo, senza cibo e acqua, tra il freddo ed il gelo. Alcuni si sono fortunatamente ripresi dopo essere stati soccorsi nei presidi medici predisposti al porto di Vibo Marina. In tredici si trovano invece ancora in ospedale: sei nel reparto di Malattie infettive di Vibo, sette in un'ala del nosocomio di Tropea adibita proprio a questa emergenza. Le loro condizioni sono date in miglioramento, anche se la prognosi resta per il momento riservata. Anche il territorio si è mobilitato, con una "gara" di solidarietà per raccogliere cibi e vestiti.

Sul fronte giudiziario. E' stato inoltre convalidato il fermo, eseguito dal pool interforze composto da Squadra Mobile, Guardia Costiera, Guardia di finanza e carabinieri, nei confronti di tre dei quattro presunti scafisti (l'altro è un minorenne). Si tratta di Sulayman Camara, gambiano di 21 anni (difeso dall'avvocato Maria Teresa Chindamo); Yaya Diop (avvocato Faustino Chindamo), senegalese di 36 anni, Tony Paul, nigeriano di 23 anni (avvocato Nicolina Corigliano). Per tutti e tre è stata emessa la misura della custodia cautelare in carcere.

*nella foto un momento dello sbarco dello scorso 5 febbraio