Omicidio Falvo nel Catanzarese, il reo confesso a giudizio
A giudizio per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi. Il gup del Tribunale di Catanzaro Claudio Paris ha mandato a processo Giuseppe Arabia, 31 anni di Amato e residente a Miglierina, accusato del delitto di Cesare Falvo, ucciso con una coltellata all’addome nel mese di maggio 2019. Il processo per l’imputato, codifeso dai legali Anselmo Torchia e Raffaele Elio bruno inizierà il 7 luglio davanti ai giudici della Corte di assise.
La confessione. E’ stato lo stesso Arabia a confessare tutto durante l’interrogatorio di garanzia, ribadendo in lacrime che non sarebbe andato sotto casa della vittima con l’intenzione di ucciderlo, aggiungendo la frase “non sono un criminale”, chiarendo di aver sferrato il coltello solo dopo aver notato che l’uomo aveva tolto da un lato della tasca del giubbino una pistola calibro 7.65 e dall’altro lato un coltellino. Ha raccontato inoltre un fatto risalente a dieci giorni prima, quando la vittima lo avrebbe contattato, commissionandogli di mettere una tanica di benzina alla ditta che stava eseguendo i lavori di restyling della galleria di Marcellinara e di come in paese si parlasse della caratura criminale della vittima, già noto alle Forze dell’ordine.
La tragedia. Dichiarazioni confessorie, che Arabia aveva già reso, quando era stato arrestato dai carabinieri, davanti al sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Andrea Giuseppe Buzzelli, titolare del fascicolo, che lo aveva sentito in caserma durante un interrogatorio durato circa tre ore. Aveva raccontato dei continui messaggi che la vittima avrebbe mandato alla sua compagna e con l’intento di chiarire la situazione sarebbe andato a casa di Falvo, non pensando che la discussione sarebbe poi degenerata in tragedia. Arabia aveva già raccontato al magistrato di non volere uccidere il 50enne, ma che un fatto inaspettato lo avrebbe spinto a compiere un gesto estremo: durante la discussione la vittima avrebbe messo le mani nella tasca del giubbino e Arabia temendo che avrebbe potuto puntargli un’arma addosso, ha reagito accoltellando la vittima allo stomaco. L'imputato ha anche fornito agli investigatori l’arma del delitto, un grosso pugnale da sub, con lama di 20 centimetri circa, di cui l’uomo si era disfatto. L’auto usata per la fuga e il coltello sono stati posti sotto sequestro per gli accertamenti tecnici del caso. (g. p.)
