Da oltre un anno combatte non solo contro una grave malattia degenerativa, ma anche contro una complessa vicenda burocratica che, secondo il suo racconto, lo ha privato dell'assistenza indispensabile per vivere. È la storia di Ivan Tavella, 47 anni, affetto da distrofia muscolare di Duchenne, patologia che lo costringe a dipendere ininterrottamente da un respiratore meccanico e da altre apparecchiature salvavita.

Residente a Vibo Valentia ma domiciliato a Parma per esigenze sanitarie, Tavella sostiene di essere rimasto al centro di un rimpallo di competenze tra enti pubblici sulla copertura economica del suo progetto di "vita indipendente", lo strumento che consente alle persone con disabilità gravissima di essere assistite da operatori scelti direttamente dall'interessato.

L'assistenza di cui necessita comprende sia prestazioni sanitarie sia attività indispensabili per la quotidianità: dalla gestione dei dispositivi medici alla preparazione dei pasti, fino all'igiene personale e al supporto continuo richiesto dalle sue condizioni cliniche.

Secondo quanto denunciato dal 47enne, da circa diciotto mesi sarebbero stati sospesi i pagamenti destinati a finanziare il servizio, con il conseguente accumulo di un ingente debito. La situazione, riferisce, rischia di aggravarsi ulteriormente con l'interruzione della copertura economica prevista nelle prossime settimane.

Nei mesi scorsi Tavella ha promosso un confronto tra le amministrazioni coinvolte nel tentativo di trovare una soluzione condivisa. Tuttavia, l'ipotesi di trasferire integralmente l'onere dell'assistenza ai servizi sociali comunali, secondo quanto sostiene, non garantirebbe le risorse necessarie per assicurare il livello di cure di cui ha bisogno.

Di fronte all'assenza di una risposta definitiva, il 47enne ha deciso di chiedere formalmente l'avvio della procedura per l'accesso al suicidio medicalmente assistito. Una scelta che definisce estrema e maturata dopo mesi di incertezza.

«È paradossale – ha dichiarato al Fatto Quotidiano – che in un anno e mezzo non si sia riusciti a risolvere il problema dell'assistenza, mentre in appena nove giorni siano state avviate le procedure relative alla mia richiesta di suicidio assistito».

La vicenda riporta al centro del dibattito il tema dell'assistenza alle persone con disabilità gravissime e delle difficoltà che possono nascere quando le competenze amministrative sono ripartite tra più enti territoriali. Sul caso potrebbero ora aprirsi ulteriori sviluppi istituzionali, mentre il 47enne continua a chiedere una soluzione che gli consenta di proseguire la propria vita con il supporto necessario.