'Ndrangheta, il pizzo al parco "La Rocca" di Maierato e l'ombra dei Mancuso sullo scontro Bonavota-Cracolici
Ci sarebbe addirittura l'ombra della cosca Mancuso di Limbadi dietro l'uccisione di Raffaele e Alfredo Cracolici, freddati rispettivamente nel maggio 2004 in località Angitola e nel 2001 a San Nicola da Crissa. Almeno secondo il pentito Francesco Costantino che che tesse la fitta tela di legami e interessi che avrebbe portato allo scontro tra le famiglie egemoni di Sant'Onofrio e Filogaso Maierato: per l'appunto, i Bonavota e i Cracolici. Eppure, in una prima fase, la famiglia Cracolici "era molto vicina ai Mancuso. All'epoca - spiega il collaboratore di giustizia - Raffaele, che prima viveva a Milano, si trasferì in Calabria dove comprò dei terreni". Apparentemente, "sia Raffaele che Alfredo facevano i pastori ed avevano le pecore".
Truffe e rapine. Il loro settore di attività "riguardava rapine commesse nel nord-Italia, nella zona di Milano, e truffe che consistevano essenzialmente nello scambio di grossi capitali di denaro falso con denaro buono. La protezione che garantivano alle altre famiglie fruttava loro vantaggi economici e fu proprio in relazione a questi ultimi che nacquero conflitti sfociati nel sangue". Il pentito precisa: "Delle rapine sapevo fin da quando vivevo con loro, perchè ogni tanto sparivano per diversi giorni". Nel mirino, stando alla ricostruzione fornita, "verso la fine degli anni '80 sarebbe finito un grosso imprenditore epoderiese presso la sua abitazione".
Il traffico di droga. All'inizio degli anni '90, le attenzioni e gli interessi del clan si spostò sul traffico di stupefacenti. Raffaele "veniva al Nord - spiega il pentito - sia avendere che a comprare cocaina, Alfredo rimaneva sempre in Calabria. Io - rammenta Costantino - non ho mai preso cocaina direttamente da Alfredo, nè ho mai pagato nelle mani di Alfredo mentre l'ho acquistata e pagata da Raffaele, anche dopo il 1997, fino al 2000-2001".
Lo scontro Cracolici-Bonavota. C'è il "pizzo" agli "industriali" alla base dello scontro tra i Cracolici e i Bonavota. Nel mirino delle cosche, infatti, erano subito finiti tutti gli imprenditori che "avevano capannoni nella zona di Maierato della Larocca". Zona sulla quale sorge un noto polo commerciale. Proprio in questa attività i Bonavota "tentarono dei soppiantare i fratelli Cracolici. Ciò è avvenuto nel momento in cui i tre fratelli Pasquale, Domenico ed un terzo di cui non ricordo il nome, sono cresciuti ed hanno iniziato a gestire le attività del padre espandendosi anche a Roma e Torino. I Bonavota trovarono l'appoggio di altre famiglie del luogo, tra cui gli Arona, i Cugliari, e ritengo - ha tuonato il pentito - che abbiamo potuto organizzare gli agguati ai danni di Raffaele e Alfredo Cracolici soltanto con il benestare della famiglia Mancuso". In particolare, "Raffaele mi raccontò che loro versavano una parte dei proventi del pizzo ai Mancuso e che ad un certo punto hanno smesso di pagarli. Questo evento è coinciso con il momento in cui i Bonavota hanno iniziato ad agire contro i Cracolici, evidentemente ottenuto l'avallo dei Mancuso". In pratica, "i Bonavota si erano presentati dagli imprenditori dicendo di non pagare più ai Cracolici ma a loro. Alcuni, però, non accettarono questo invito".
