Eugenio Gaudio è stato indicato dal Consiglio dei Ministri come nuovo commissario della sanità in Calabria. Calabrese, nato a Cosenza il 15 settembre 1956, è sposato e ha due figli. La sua è stata una carriera accademica vissuta in ambito sanitario: si è laureato in Medicina e Chirurgia alla Sapienza nel 1980 e si è specializzato in Medicina interna nel 1985. È stato ricercatore di Anatomia umana presso l'Ateneo dal 1983 al 1986, poi professore all'Università dell'Aquila dal 1987, dove dal 1997 al 2000 è stato preside della Facoltà di Medicina e chirurgia. Dal 2000 è docente ordinario di Anatomia umana presso la Sapienza, di cui è stato Rettore dall'1 novembre 2014 fino a poche settimane fa. Il 1 novembre 2019 ha, poi, ricevuto a Wuhan - città cinese centro della pandemia - presso la Zhongnan University of Economics and Law, il prestigioso Honorary Doctoral Degree in Economics and Law dal Governo della Repubblica popolare cinese.

L'indagine della Procura di Catania. A giugno dello scorso anno è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Catania per un'indagine, riguardo una serie di concorsi universitari truccati, che coinvolge 60 professori e due rettori. In quell'occasione, in un'intervista a Repubblica, respinse le accuse dichiarando che "non ho mai partecipato in qualità di membro o presidente di commissione ad alcun concorso dell'Università di Catania. Sono stato interpellato nella mia qualità, allora, di presidente della Società italiana di Anatomia e ho sempre detto: 'Nei concorsi vince il migliore, se si presenta un Premio Nobel vince il Premio Nobel'".

Welfare basato su istruzione e salute. In una recente intervista a Huffington Post ha dichiarato, in merito all'emergenza sanitaria, che "la classe medica italiana è di grande qualità, sia sul piano professionale che su quello etico. Lo ha dimostrato anche in questa emergenza: sono persone che hanno dato generosamente tutto il loro impegno, rischiando e pagando talvolta un prezzo altissimo. Hanno fatto onore al giuramento di Ippocrate". Sottolineando poi che "l’emergenza ha messo in evidenza all’opinione pubblica quello che andiamo dicendo da anni. Il welfare sostenibile, in un Paese moderno, si basa su due pilastri: formazione e tutela della salute. Se noi diamo, soprattutto ai più deboli, la possibilità di formarsi fino agli alti gradi della formazione, come la nostra Costituzione ci ricorda sempre, e se gli tuteliamo la salute, abbiamo messo anche le persone più svantaggiate sul piano socio-economico nelle condizioni di giocarsi la partita della loro vita. Puntare sull’assistenzialismo è un errore, dobbiamo insegnare a pescare, e non solo dare pesci”.

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