Lo ha stabilito il Tribunale della libertà di Catanzaro che ha annullato la misura cautelare personale venendo a mancare il pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento di prove

Possono ritornare sul posto di lavoro l'ex direttore amministrativo dell'Asp di Catanzaro Giuseppe Pugliese (difeso dall'avvocato Francesco Laratta) e i due ufficiali di polizia giudiziaria del Nisa Francesco Santoro (difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Rosa Giorno) e Francesco Lucia (difeso dagli avvocati Enzo Ioppoli e Amedeo Bianco). Lo ha stabilito il Tribunale della libertà che ha annullato l'interdizione sul presupposto dell'inesistenza del pericolo della reiterazione del reato e dell'inquinamento di prove. In particolare, il Tdl ha ritenuto non integrata l'ipotesi di corruzione in atti giudiziari contestata a Santoro potendosi ravvisare più correttamente la fattispecie delittuosa di abuso d'ufficio. 

Secondo le ipotesi accusatorie i due ufficiali di p.g. si sarebbero adoperati per evitare l'iscrizione nel registro degli indagati del direttore amministrativo dell'Asp di Catanzaro Pugliese in un fascicolo aperto dalla Procura di Lamezia Terme. Le interdittive nei confronti dei tre dipendenti pubblici risalgono all'11 settembre scorso in esecuzione di un provvedimento emesso dal gip del Tribunale di Catanzaro Barbara Saccà su richiesta del sostituto procuratore Fabiana Rapino. Le indagini investigative delegate alla Guardia di Finanza condotte anche con l'ausilio di indagini tecniche, avrebbero consentito di accertare la corruzione in atti giudiziari, il falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atto pubblico. Sempre secondo le accuse Santoro si sarebbe adoperato per evitare l'iscrizione nel registro degli indagati di Pugliese, direttore amministrativo dell'Azienda sanitaria da cui organicamente dipendeva, riuscendo nell'intento. 

Ciò era reso possibile anche grazie alla redazione di un presunto atto ideologicamente falso indirizzato alla Procura competente ad opera dello stesso Santoro in concorso con Lucia. Il direttore amministrativo si sarebbe adoperato per fare assumere la figlia di Santoro in un'azienda di Catanzaro con il cui titolare sarebbe stato in rapporti di stretta amicizia.