Sanità vibonese al collasso: scatta la querela per interruzione di pubblico servizio (VIDEO)
Protesta davanti allo "Jazzolino": comitati e cittadini denunciano la chiusura di reparti e i tagli ai servizi oncologici. «Basta prese in giro, ora la parola passa ai Carabinieri»
La rabbia dei cittadini vibonesi è uscita dalle stanze delle lamentele per trasformarsi in un atto d'accusa formale. Questa mattina, a partire dalle ore 11, il piazzale antistante l'ospedale "Jazzolino" è diventato il cuore pulsante di una protesta determinata, che ha visto scendere in piazza associazioni, comitati e semplici cittadini uniti da un unico grido: il diritto alla salute non è negoziabile.
Il sit-in, nato per denunciare lo stato di abbandono in cui versa la sanità provinciale, è culminato in un'azione legale senza precedenti. Al termine della manifestazione, una delegazione si è recata presso il comando dei Carabinieri per sporgere querela per "interruzione di pubblico servizio". Sotto la lente d'ingrandimento dei manifestanti ci sono tre criticità specifiche che stanno mettendo in ginocchio l'utenza locale: la chiusura del reparto di psichiatria, la sospensione degli interventi di urologia e proctologia e le gravi carenze che affliggono il servizio oncologico.
«Abbiamo deciso di procedere legalmente perché dopo anni di battaglie inascoltate non possiamo fare altro», ha spiegato Francesca Guzzo, fondatrice dell'associazione Città Attiva. «I cittadini hanno il sacrosanto diritto di poter programmare cure e interventi adeguati senza dover migrare altrove». Un coro di proteste a cui si è unito anche il territorio, con Rocco Larizza (Comitato Serra San Bruno) che ha denunciato l'incongruenza tra i racconti di esuberi di personale e la realtà dei reparti, dove mancano medici e attrezzature.
La polemica ha investito anche il recente Decreto Dca 350 del 2025, che assegna al Vibonese solo 7 milioni di euro su un fondo regionale di 40. Secondo i comitati, tra cui quello della Costa degli Dei rappresentato da Domenico Cortese, queste risorse sono briciole insufficienti che ignorano le necessità di assunzioni stabili, specialmente in aree ad alto afflusso turistico come Tropea.
Mentre la politica locale si divide sull'efficacia delle misure regionali, la denuncia presentata oggi — supportata anche da Daniela Primerano — accende un faro sulla sospensione delle prestazioni chirurgiche, definita una "situazione gravissima" che costringe i pazienti a rivolgersi fuori provincia con pesanti ricadute economiche e sociali. La battaglia di Vibo per la propria dignità sanitaria è solo all'inizio: i comitati promettono che, senza risposte concrete, la mobilitazione continuerà ad oltranza.
Di seguito il video: Vibo protesta su la sanità pubblica
