Un omicidio avvenuto lo scorso gennaio davanti a una palazzina di un quartiere popolare di Cosenza è al centro di un’inchiesta che ricostruisce un quadro caratterizzato da gravi alterazioni percettive e dichiarazioni ritenute prive di riscontro. La vittima, un pizzaiolo di 48 anni, è stata uccisa a colpi di pistola. Lo scrive “Gazzetta del Sud”.

Secondo quanto emerso dagli atti, l’autore del delitto sarebbe un uomo di 66 anni, dipendente di un’impresa di pulizie, che avrebbe aperto il fuoco nei confronti della vittima senza un apparente movente. Fin dalle prime fasi investigative, l’ipotesi emersa è quella di un gesto maturato in un contesto di delirio e percezioni alterate della realtà.

Nel corso dell’interrogatorio reso davanti al procuratore capo di Cosenza, Vincenzo Capomolla, e al pubblico ministero Veronica Rizzaro, l’indagato avrebbe fornito una versione dei fatti ritenuta dagli inquirenti “stravagante” e non supportata da alcun riscontro oggettivo. L’uomo avrebbe riferito di presunte aggressioni con armi ad aria compressa e di tentativi di intrusione nella propria abitazione, circostanze non confermate dagli accertamenti.

Nel medesimo interrogatorio, alla presenza del proprio difensore, l’uomo avrebbe inoltre indicato la vittima come collegata a gruppi terroristici, sostenendo di essere stato minacciato, ricostruzione smentita dagli investigatori che hanno accertato come il pizzaiolo fosse disarmato e intento a salire in auto al momento dell’agguato.

L’indagato avrebbe poi dichiarato di aver sparato “per intimidirlo” e non con l’intenzione di uccidere, aggiungendo ulteriori elementi ritenuti incoerenti dagli inquirenti, tra cui riferimenti a presunti fatti familiari anch’essi risultati privi di fondamento.

Le indagini proseguono per definire con precisione la dinamica e il contesto del gesto, mentre il procedimento si concentra anche sulla valutazione delle condizioni psichiche dell’uomo al momento dei fatti.