Il gup si riserva su una questione di legittimità costituzionale sollevata dalle difese. Per altro imputato non si è ancora trovato un faldone

Reato di disastro colposo o doloso? Una differenza non da poco perchè cambiano i termini di prescrizione e sulla quale, in ogni caso, il gup del Tribunale di Vibo Valentia, Lorenzo Barracco, si è oggi riservato la decisione che scioglierà il 5 aprile del prossimo anno quando si saprà se gli atti verranno inviati alla Corte Costituzionale per una questione di stretta legittimità costituzionale. Tutto ciò, unitamente ad altra questione sollevata oggi dall'avvocato Salvatore Pronestì (per delega dell'avvocato (Costantino Casuscelli) relativa alla mancanza di un sottofaldone riguardante la posizione dell'indagato Silvano Fiorillo, nell'ambito stamane dell'udienza preliminare per la frana di Maierato datata 15 febbraio 2010 quando parte della collina ad ovest del paese si è staccata muovendosi a gran rapidità verso valle, portando via con sè alberi, vegetazione, un pezzo di strada provinciale, e lasciando dietro una nicchia nella collina larga 500 metri ed alta 50. Il volume stimato del movimento franoso fu di 10 milioni di metri cubi. La questione di legittimità costituzionale è stata sollevata dall'avvocato Conte (studio Pittelli), dall'avvocato Francesco Martingano per Carmine Sardanelli, dall'avvocato Enzo Trungadi per Domenico Antonio Bilotta e Sardanelli, e dall'avvocato Giuseppe Di Renzo per Cinquegrana Giorgio.

frana Maierato

In precedenza altre questioni di nullità dell'avviso di conclusione indagini, sollevate dalle difese, erano state superate dal gup che aveva preso atto di un secondo avviso di conclusione indagini vergato dalla Procura anche per sanare i precedenti "difetti".

Tutto rinviato al 5 aprile 2017, dunque, quando il gup scioglierà la riserva sulla questione di legittimità costituzionale sollevata dalle difese in ordine al capo di imputazione che, a loro avviso, sarebbe stato scritto dalla Procura in modo tale da dover intendere la contestazione di disastro mossa dall'accusa come colposa anzichè dolosa.

Legge

Gli indagati raggiunti dal nuovo avviso di conclusione indagini sono: Gianfranco Comito, 58 anni, di Vibo Valentia, dirigente pro-tempore della Provincia di Vibo del settore “Difesa del suolo e controllo degli scarichi delle acque”; Francesco De Fina, 65 anni, di Sant’Onofrio (Vv), dirigente pro-tempore della Provincia di Vibo; Giorgio Cinquegrana, 59 anni, responsabile del servizio Urbanistica e Ambiente del Comune di Maierato; Silvio Silvaggio 63 anni, responsabile dell’Ufficio tecnico e del settore Urbanistica del Comune di Maierato; Carmine Sardanelli, 78 anni, di Pizzo Calabro, titolare della ditta “Intertonno srl” che si occupa della lavorazione del tonno; Giacinto Callipo, 42 anni, di Vibo Valentia, titolare della “Vercall” attiva nella verniciatura di profilati in alluminio; Silvano Fiorillo, 46 anni, di Piscopio (Vv), titolare dell’azienda “Marten srl” attiva nella produzione di saponi; Domenico Antonio Bilotta, 82 anni, di Pizzo Calabro, legale rappresentante della “Vetromed spa”, azienda attiva nella lavorazione del vetro. Nei confronti degli indagati vengono, a vario titolo, contestati i reati di frana colposa e disastro ambientale doloso. Le ditte finite al centro dell’inchiesta sono tutte ubicate nella zona industriale di Maierato, comune confinante con Vibo Valentia.


Maierato frana

L’ipotesi degli inquirenti.Solfuri, bromuri, ferro, zinco ed acidi vari provenienti da residui industriali sarebbero stati sversati per anni, senza alcun trattamento di depurazione, direttamente nella fogna e nel torrente di Maierato, proprio nell’area poi oggetto nel 2010 della gigantesca frana.

Queste le cause dell’evento franoso che avrebbero causato la saturazione dei terreni e la loro liquefazione, ipotizzate dagli inquirenti (carabinieri della Stazione di Maierato, del Noe di Reggio Calabria e della Compagnia di Vibo, oltre alla Guardia di Finanza) coordinate dalla Procura di Vibo Valentia. In particolare, secondo l’ipotesi accusatoria, le quattro aziende coinvolte nell’operazione avrebbero scaricato di tutto nel torrente, avvelenando l’intera area con l’illecito smaltimento di rifiuti speciali e pericolosi. Anche il depuratore del Comune di Maierato al servizio del Nucleo industriale, per gli investigatori, avrebbe funzionato malissimo contribuendo all’inquinamento. E’ la prima volta in Calabria che viene contestato a delle aziende, oltre che a funzionari pubblici, il reato di disastro ambientale doloso. Nel torrente una delle aziende coinvolte avrebbe scaricato pure residui derivanti dalla lavorazione del tonno, tanto da rendere rossa l’acqua del torrente ed irrespirabile l’aria.




maierato-frana

Le indagini. Risalgono al 2008 dopo la denuncia di un contadino che aveva segnalato una strana colorazione del fosso Scuotapriti accompagnata de esalazioni nauseabonde, provenienti dal depuratore e dall’illecito smaltimento di reflui industriali inquinanti nel predetto fosso. Gli indagati, fra imprenditori e pubblici funzionari, avrebbero cagionato la frana contribuendo ad acidificare le acque del fosso attraverso lo scorrimento sotterraneo degli scarichi.