’Ndrangheta, ecco come si riorganizzò la cosca dopo l'intenzione di collaborare del boss (NOMI)
La notizia che il boss della ‘ndrangheta Nicolino Grande Aracri aveva manifestato l’intenzione di collaborare con la giustizia, emersa nell’aprile 2021, sconcertò i suoi storici sodali al punto da "scaricarlo" e riorganizzare la cosca. Emerge dalla ricostruzione della Dda di Catanzaro che Vito Martino, intercettato il 7 maggio 2021, con la moglie Veneranda Verni e uno dei suoi figli, Francesco Martino, manifestò disappunto: "Ci siamo fidati", disse appellando il boss "papa". Mentre, come riferito ieri ai giornalisti dal procuratore capo Francesco Capomolla, la moglie Verni commentò: "Se si pente il capo scriviamo un altro libro".
Un uomo residente a Cadelbosco, detenuto a Rossano, risulta poi indagato per 416 bis in base a acconti dei pentiti e intercettazioni, ma il gip non ha ravvisato indizi sufficienti.
L’operazione, condotta dai carabinieri di Crotone, è sfociata in misure cautelari per 31 persone su 53 indagati: 15 in carcere, 7 ai domiciliari e obbligo di dimora per 9. Sono emersi episodi estorsivi ad attività crotonesi, non denunciati dalle vittime, e traffico di droga. Si legge nelle richieste investigative: "L’accenno di pentimento di Grande Aracri", poi declinato dagli inquirenti perché ritenuto non credibile, "determinò l’immediato allontanamento del boss dalla cosca e la perdita di potere , creando un vuoto al comando e riportando alla luce gli antichi dissapori tra le famiglie di ‘ndrangheta. Se da un lato la famiglia Martino cercava di approfittarne la propria ascesa delinquenziale, dall’altra - scrive ancora il Resto del Carlino - quella dei Ciampà-Dragone vedeva la possibilità di vendicarsi della sconfitta subita negli anni trascorsi". Secondo il gip, vi sono gravi indizi su Vito Martino in base alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e alle intercettazioni, da cui emergerebbe che lui è stato coinvolto dai familiari sulle questioni più importanti degli assetti della cosca nonostante fosse detenuto. Sulla moglie Verni (1970), avrebbe impartito ordini: un pentito ha detto che parte dei proventi delle estorsioni andavano a lei per mantenere la famiglia; dalle captazioni, emerge che parla dell’incendio alla macchina del figlio Francesco a seguito di contrasti con le altre cosche e della contrapposizione coi Ciampà.
