Antonio Lo Schiavo
Antonio Lo Schiavo

Il verdetto delle urne nel Vibonese e in Calabria non è solo un dato numerico, ma un messaggio politico di profonda portata costituzionale. A darne una lettura netta è Antonio Lo Schiavo, volto noto del centrosinistra e già consigliere regionale, che respinge con forza le interpretazioni superficiali che vorrebbero ridurre il risultato referendario a una semplice conta tra schieramenti.

«Sbaglia — e sbaglia profondamente — chi riduce il risultato di questo referendum a un voto politico della sinistra», esordisce Lo Schiavo, sottolineando come la mobilitazione di quasi il 60% dell'elettorato non possa essere ascritta a una mera "parola d'ordine" di partito. Secondo l'esponente vibonese, i cittadini si sono mossi perché hanno percepito in gioco qualcosa di fondamentale: la tenuta della Carta Costituzionale.

Il cuore della critica di Lo Schiavo punta dritto al metodo utilizzato dall'esecutivo. «La Costituzione non è il programma di governo di una legislatura. È il patto che regge la convivenza civile di tutti», spiega l'avvocato, ribadendo che ogni modifica della Legge fondamentale esige un consenso ampio e trasversale che è mancato.

Lo Schiavo traccia poi un parallelo storico tra le diverse stagioni politiche: «Prima Renzi, ora la Meloni: stesso copione. Il vero errore non sta nell’aver proposto una riforma, ma nell’averla portata avanti con l’arroganza di chi confonde il mandato elettorale con un’investitura plenaria, pretendendo di ridisegnare gli equilibri tra i poteri dello Stato solo perché si ha la maggioranza in Parlamento».

L'analisi si sposta poi sul delicato rapporto tra politica e magistratura, inasprito da un clima di "acute e ricorrenti tensioni". Pur ammettendo che una riforma della giustizia civile e penale sia necessaria per accorciare i tempi dei processi, Lo Schiavo avverte: «Per questo non occorre mettere mano alla Costituzione. Si riformi la procedura, si investa nelle risorse, ma non si crei un clima da stadio contro un ordine dello Stato».

Secondo il leader vibonese, la magistratura resta il presidio ultimo del rispetto della legge al di là di ogni esecutivo pro tempore. «Delegittimarla per piegarne l’indipendenza non è riformismo: è un precedente pericoloso per tutti, anche per chi oggi governa e domani potrebbe trovarsi all’opposizione».

In conclusione, per Lo Schiavo il referendum ha ribadito un principio aureo della democrazia italiana: «Le regole della convivenza civile si cambiano insieme, oppure non si cambiano affatto». Un monito che da Vibo Valentia risuona come un richiamo al dialogo e alla prudenza istituzionale, in un momento in cui il Paese sembra aver scelto la via della conservazione dell'assetto costituzionale vigente.