'Ndrangheta, detenuto lascia il carcere: disposto l’affidamento ai servizi sociali (NOME)
Il Tribunale di Sorveglianza ha accolto l’istanza della difesa riconoscendo l’impossibilità di una collaborazione con la giustizia. Decisiva anche la contraddittorietà con la posizione del fratello
Il Tribunale di Sorveglianza di Reggio Calabria ha disposto l’immediata scarcerazione di Antonio Rettura, 47 anni, di Taurianova, detenuto dallo scorso gennaio nella Casa circondariale di Palmi nell’ambito del procedimento legato all’operazione “Terramara”.
Il collegio, presieduto dalla giudice Cinzia Maria Angela Barillà con relatore Serena Tortorici, ha accolto la richiesta avanzata dagli avvocati Antonino Napoli e Alessandro Gamberini, concedendo al detenuto la misura alternativa dell’affidamento in prova al servizio sociale.
Alla base della decisione vi è il riconoscimento della cosiddetta “collaborazione impossibile”, prevista dall’articolo 58-ter dell’ordinamento penitenziario, ritenendo ormai esaurita ogni possibilità di un contributo utile alle indagini in relazione ai fatti contestati.
L’ordinanza affronta in maniera approfondita anche la posizione processuale di Antonio Rettura rispetto a quella del fratello Domenico, coinvolto nella medesima vicenda riguardante il supporto alla latitanza di Ernesto Fazzalari nel 2016.
Secondo quanto evidenziato dalla difesa, e condiviso dal Tribunale, emerge una evidente disparità tra le due sentenze emesse dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria. Domenico Rettura, indicato dagli inquirenti come figura centrale nel sostegno al latitante, era stato condannato per procurata inosservanza di pena senza il riconoscimento dell’aggravante mafiosa, mentre Antonio Rettura aveva subito la contestazione dell’aggravante prevista dall’articolo 416 bis.1 pur avendo avuto, secondo gli stessi atti processuali, un ruolo marginale e subordinato.
I giudici hanno ritenuto che il quadro probatorio fosse già stato completamente definito nei precedenti giudizi e che non vi fossero ulteriori elementi investigativi da acquisire, rendendo di fatto inesigibile una collaborazione giudiziaria.
La decisione è arrivata nonostante il parere contrario espresso dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, dalla Direzione nazionale antimafia, dal Procuratore generale e dalla stessa direzione del carcere di Palmi, che avevano ritenuto opportuno proseguire il percorso detentivo.
Nel provvedimento viene inoltre valorizzato il profilo personale e lavorativo di Antonio Rettura, incensurato fino all’arresto e stabilmente impegnato nell’azienda agricola di famiglia attiva dal 1997 nel settore della coltivazione di frutti di bosco. Una realtà economica che, secondo gli accertamenti svolti, è risultata regolare e priva di anomalie.
Alla luce dell’assenza di precedenti penali, della buona condotta mantenuta durante la detenzione e della mancanza di collegamenti attuali con ambienti criminali, il Tribunale ha ritenuto il carcere una misura non più proporzionata.
Antonio Rettura sconterà la pena residua in regime di affidamento in prova ai servizi sociali, continuando l’attività lavorativa a Taurianova e svolgendo attività di volontariato e percorsi riparativi sotto il controllo dell’Ufficio esecuzione penale esterna.
