Vibo, il sindaco e la "sindrome di Caligola"
“Un uomo solo al comando, la sua maglia è biancoceleste: il suo nome è Fausto Coppi” Chi non conosce la famosissima frase del radiocronista Mario Ferretti che descrisse alla perfezione una parte della storica tappa Cuneo - Pinerolo del 1949, vero trionfo del grande campione di ciclismo? Non esiste una registrazione di queste parole, ma tutto questo contribuisce ulteriormente ad arricchire il mito.
E come ogni mito, viene rappresentato, rielaborato, adattato all’occasione, fino al punto da diventare definizione identificativa della classica figura, quasi eroica, di chi assume su di sé il ruolo di guida, di risolutore di ogni problema, di unico riferimento certo ed affidabile. Insomma, un’eroica figura di novello Ercole che carica sulle proprie spalle il peso di ogni iniziativa, di ogni decisione, di ogni scelta.
Accade puntualmente in ogni situazione: nel lavoro innanzitutto, in politica soprattutto. E sono qui le dolenti note!
Accade, infatti, quando il politico di turno si sente accerchiato, messo con le spalle al muro non tanto dalle opposizioni quanto da chi lo sostiene e vuole sapere, condividere, analizzare scelte e decisioni. In questo caso, il leader si sente colpito direttamente e reagisce abbarbicandosi ancor di più alla poltrona, rafforzando il senso del comando. Ormai troppo pieno di sé, snobba chi gli sta attorno, non ne ha più fiducia, diventa guardingo e sospettoso: ogni consiglio o suggerimento viene considerato un gesto di lesa maestà, vede ovunque complotti ai suoi danni, vede ovunque nemici, agguati, trappole. Sempre più chiuso in se stesso, non fidandosi più di alcuno, quel sentirsi “un uomo solo al comando…” diventa uno scudo a sua protezione, stringe e riduce la cerchia degli amici, si isola, o almeno prova a farlo, circondandosi solo dei più fidati.
Sempre più sospettoso e vigile, cade vittima della cosiddetta “Sindrome di Caligola”.
Come ben ricordiamo, Caligola, uno dei molti imperatori romani dalla pessima reputazione, era noto per il suo carattere. Passò alla storia proprio per questo suo carattere dispotico e crudele, ma anche per le sue numerose stravaganze. Una delle più famose riguarda il suo cavallo, Incitatus, che, secondo alcuni storici, l’imperatore volle nominare console e sacerdote. La “sindrome di Caligola” è la più frequente tra i politici e gli amministratori di casa nostra. Soprattutto tra questi ultimi, che dall’alto del loro ruolo fanno e disfano: giunte ed organigrammi, incarichi e sostegni (soprattutto economici), consulenze e chiamate dirette. La storia racconta che, da tutti odiato, Caligola amava il suo cavallo con la stessa intensità con la quale disprezzava i senatori romani, ai quali mostrava il suo sdegno in ogni occasione. Lo storico Cassio Dione ci tramanda alcuni dei lussi di cui poteva godere l’animale. La sua alimentazione era a base di fiocchi d’avena, frutti di mare e pollo; aveva delle coperte di porpora e pietre preziose e una villa con dei servi che si dedicavano esclusivamente a lui; viveva infine in delle stalle di marmo con mangiatoie d’avorio. A volte il cavallo mangiava alla stessa tavola dell’imperatore e, quando Caligola brindava in suo onore, il resto dei commensali doveva fare lo stesso se non voleva essere giustiziato. Certo, viste le precedenti stravaganze a cui Caligola li aveva abituati, nominare console il suo cavallo era da considerarsi come un gesto perfettamente in linea con il suo comportamento. Ma ai senatori la cosa non piacque al punto che decisero di porre drasticamente fine a questo dispotismo. Passa il tempo, ma la politica non cambia e certi virus colpiscono ancora. E questo della “Sindrome di Caligola” è il più frequente ed il più pericoloso. Sarebbe utile vaccinarsi prima di sedersi su certe poltrone!
