A Vibo Valentia il nome di Gregorio Prestia è noto non solo perché era una persona apprezzata da tutti ma soprattutto perché la sua arte aveva valicato i confini territoriali della sua città arrivando fino alle Americhe.
Scultore, ceramista, intagliatore, come per magia dalla materia brulla ne usciva un capolavoro, a volte senza neanche pensarci su molto, eppure dopo i fasti di una strada ed una scuola a lui intitolate, il suo nome rischiava di cadere nell’oblio e così si è pensato che non fosse giusto che un figlio illustre di questa terra non ricevesse più gli onori degni del suo operato. Da questa riflessione ne è nato un libro, una storia romanzata della sua vita iniziata a Triparni centoventi anni fa e terminata tragicamente sotto le ruote di un camion a due passi dal municipio di Vibo Valentia.
Il profeta di nuovi spazi plastici, questo il titolo del volume scritto da Maurizio Bonanno, è stato presentato nei saloni di Palazzo Gagliardi dinnanzi ad un attentissimo e numerosissimo pubblico che ha anche potuto ammirare alcune opere dell’artista messe a disposizione dalla famiglia Prestia.
Dopo l’intervento dell’assessore comunale alla cultura, Antonella Tripodi è toccato al critico d’arte Ghislain Mayaud di spiegare l’energia che sprigionano le opere di Gregorio Prestia