Un’aggressione ai danni di un candidato della lista avversa durante la processione del Corpus Domini, la presenza di soggetti legati alla criminalità organizzata nei pressi dei seggi elettorali e rapporti ritenuti “controindicati” tra amministratori locali ed esponenti del contesto mafioso. Sono alcuni dei passaggi più inquietanti contenuti nella relazione del Ministero dell’Interno che ha portato, lo scorso aprile, allo scioglimento del Comune di Soriano Calabro per infiltrazioni mafiose.

Il documento, redatto sulla base delle risultanze della commissione d’accesso nominata dalla Prefettura di Vibo Valentia e operativa per sei mesi all’interno dell’ente, descrive un quadro definito di “grave compromissione” dell’amministrazione comunale e di diffusa illegalità nell’azione amministrativa.

Tra gli episodi richiamati nella relazione emerge in particolare quanto avvenuto durante la campagna elettorale delle amministrative del 2024. Secondo le informative delle forze dell’ordine, un candidato consigliere comunale appartenente alla lista contrapposta a quella dell’allora sindaco Tonino De Nardo sarebbe stato aggredito da soggetti riconducibili al contesto mafioso locale nel corso delle celebrazioni religiose del Corpus Domini.

Un episodio che, secondo gli investigatori, si inserirebbe in un più ampio clima di condizionamento delle dinamiche democratiche. Nella relazione prefettizia si parla infatti della presenza, durante le operazioni di voto, di individui ritenuti vicini alla criminalità organizzata che stazionavano davanti ai seggi elettorali. Alcuni di loro, viene sottolineato, non risultavano neppure residenti nel Comune di Soriano Calabro. Una presenza interpretata come forma di pressione e controllo psicologico sugli elettori.

Il Ministero dell’Interno evidenzia inoltre “concreti, univoci e rilevanti elementi” relativi a collegamenti diretti o indiretti tra componenti dell’amministrazione comunale ed esponenti della criminalità organizzata. Nella relazione vengono richiamate presunte vicinanze dell’ex sindaco e di alcuni consiglieri comunali a soggetti legati al clan Emanuele-Idà, indicato come uno dei gruppi mafiosi storicamente più influenti dell’area vibonese.

Nel mirino anche alcuni affidamenti pubblici ritenuti anomali, rapporti parentali considerati sensibili e criticità nella gestione amministrativa dell’ente. Secondo il Viminale, l’insieme degli elementi raccolti avrebbe determinato “lo svilimento e la perdita di credibilità dell’istituzione locale”, rendendo necessario l’intervento dello Stato per ripristinare condizioni di legalità e trasparenza amministrativa.

La relazione tratteggia infine un quadro definito “allarmante” anche sul fronte della macchina burocratica comunale, accusata di aver contribuito, attraverso irregolarità gestionali e carenze nei controlli, alla compromissione complessiva dell’ente.