Il 70% dei reperti archeologici di Vibo in cerca di una collocazione
Per interi lustri vengono dimenticati. Poi improvvisamente si riscoprono le radici e con esse i reperti, i beni e le ricchezze che il passato ha consegnato al territorio vibonese affinché venisse chiuso nel cassetto e mai esposto. Il refrain che di tanto in tanto torna a fare capolino è quello legato alla valorizzazione dei beni culturali sul territorio. Ebbene, un dato è certo ed inequivocabile: il 70% circa dei reperti al momento non si trova esposto al pubblico, nel Museo “Vito Capialbi” collocato nella sede del Castello Normanno-Svevo. E l’idea sarebbe quella di riaprire palazzo temporaneamente chiusi per provare a dare loro tutto lo spazio e la visibilità che meritano. Un intento nobile, esposto agli interessi e alle bramosie di chi, ovviamente, sa che con la cultura, laddove la capacità di valorizzare il patrimonio è reale, letteralmente “si mangia”. Ad ogni modo, stando ai fatti, nella giornata di ieri - da fonti pressoché certe - in video-conferenza si è tenuto un incontro al quale hanno preso parte il parlamentare del Movimento Cinquestelle Riccardo Tucci e due funzionari del Ministero per i beni e le attività culturali, Salvatore Patamia e Filippo Demma per capire come valorizzare la mole di reperti al momento “sepolta” tra le stanze del castello normanno-svevo. L’intento, assolutamente nobile in sé, sarebbe quello di ricollocare alcuni dei cocci al momento non valorizzati, magari utilizzando i palazzi e le strutture presenti in città. Peraltro, il castello da qui a breve dovrebbe essere oggetto di lavori di adeguamento sismico per via di un finanziamento da 2 milioni di euro che, però, da quanto è dato sapere, pare sia già andato perduto.
Lavori a parte, questo sarebbe apparso a qualche avvoltoio il momento buono per aprire palazzi rimasto chiuso per via del Covid e non soltanto, mediante l’assegnazione di tali reperti. Un tema che nella giornata di ieri è stato sviscerato - da quanto si apprende - nel corso del confronto al termine del quale, stando alle indiscrezioni sopraggiunte, le conclusioni sarebbero state, però, leggermente diverse. In primis, lasciare il Museo nella sua attuale “residenza”, ma nel contempo, utilizzare altre strutture per valorizzare i reperti al momento rinchiusi in squallide cassettine. Quali? La prima delle opzioni sarebbe quella di palazzo Gagliardi, senza escludere nemmeno l’ex convento dello Spirito Santo dove dovrebbe sorgere la caserma dei carabinieri con annesso un museo, e addirittura la straordinaria location del Castello di Bivona. Ma dove sarebbe il personale per gestire almeno due strutture? Quello esistente è insufficiente già per l’attuale sede; di conseguenza le difficoltà da superare non sarebbero da poco.
Un’idea quest’ultima che confligge con quella maturata da tempo di digitalizzare l’attuale museo, per dare spazio e visibilità a tutti i principali reperti esistenti, evitando spostamenti inutili, visto che il materiale in possesso, pur di rilievo, non è tale da consentire l’apertura di un’altra sede del Polo museale. Un’idea che sarebbe anche un modo per allontanare i soliti avvoltoi dalla gestione dei beni culturali.
"Come sindaco - ha dichiarato il sindaco Maria Limardo - sono compiaciuta del fatto che finalmente alcuni illustri concittadini si interessino ai beni culturali della nostra città e lo facciano ipotizzando nuove possibilità di fruizione, convinta come sono – e come ho scritto nel mio programma elettorale – che la cultura sia denaro. Purtuttavia, rimango sorpresa del fatto che chi, per ruolo e novelli compiti assunti in ambiti istituzionali, non abbia immaginato di interpellare i padroni di casa: il sindaco e il direttore del museo. Anche un semplice abboccamento, avrebbe fatto scoprire che il Castello, quale sede del Museo Archeologico Statale, è inserito all’interno di progetti ben precisi in una logica di fruizione armonica con il più ampio Parco Archeologico in relazione al quale sono in via di definizione le procedure amministrative per l’affidamento. Gli avremmo raccontato del grande successo ottenuto dalle “Passeggiate Archeologiche”, messe in campo sin dai primi mesi del nostro insediamento e, da ultimo, della riscoperta del Castello di Bivona".
E ancora: "Ci saremmo aspettati una interlocuzione istituzionale, prima di assumere una qualunque iniziativa. Avremmo così avuto modo di illustrargli il cammino percorso da questa amministrazione in questi diciotto mesi di attività, che porteranno a breve alla concreta accessibilità all’immenso patrimonio storico-archeologico che la città possiede. Per il futuro suggeriamo a chiunque, ricoprendone i ruoli, voglia fattivamente interessarsi, di farsi promotore e protagonista di azioni utili: ad esempio, a far ritornare in città quei reperti che, in un recente passato, sono stati offerti in prestito presso istituzioni italiane ed estere, e che ancora oggi non sono stati colpevolmente restituiti; ovvero ancora, ad assumere iniziative per far rientrare il nostro prestigioso maniero tra i “grandi attrattori” culturali".
