Blitz antimafia: arresti anche in Calabria. Ecco dove
Oltre 200 carabinieri del comando provinciale di Catania sono impegnati nell’operazione antimafia denominata Cerbero contro il clan dei 'Cursoti milanesi', storicamente radicato nel capoluogo etneo, eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 21 presunti appartenenti dalla cosca. Il provvedimento, emesso dal gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, ipotizza a vario titolo i reati di associazione mafiosa, estorsione, traffico di sostanze stupefacenti o psicotrope e detenzione e porto illegale di armi da sparo in concorso. E’ contestata anche l’aggravante del metodo mafioso.
L’operazione eseguita con il supporto dei reparti specializzati dell’Arma - tra cui la compagnia di intervento operativo del XII reggimento Sicilia, lo squadrone eliportato Cacciatori di Sicilia e i nuclei Elicotteri e Cinofili - è in corso, contemporaneamente, oltre che a Catania, anche nelle province di Agrigento, Benevento, Cosenza, Enna, Lecce, Reggio Calabria, Salerno, Siracusa, Verbano-Cusio-Ossola e Voghera.
I dettagli dell'operazione illustrati dal Procuratore Curcio
«Con questa inchiesta abbiamo la controprova di quello che abbiamo detto anche qualche giorno fa, cioè che quando l’imprenditore collabora al 100% si hanno dei risultati. Prima di tutto perché una persona che si espone è credibile e poi perché è agevole riscontrare quello che dice. Quindi invito ancora una volta tutti gli imprenditori che subiscono soprusi a sporgere denunce a carabinieri, polizia o magistratura perché avranno sicuramente un riscontro successivo e una risposta alle loro doglianze». Lo ha detto il procuratore di Catania, Francesco Curcio, a margine conferenza stampa sull'operazione Cerbero condotta dai carabinieri del comando provinciale contro il clan dei Cursoti milanesi, cosca storicamente radicata nel capoluogo etneo. «Osserviamo - ha aggiunto il magistrato - come le modalità siano più violente e meno mafiose, in senso tradizionale. Anche se, comunque, evidenziano una forza di intimidazione, di minaccia nei confronti dei cittadini, degli operatori economici molto forte. Però sono più irruente, anche perché ruotano poi intorno a un’attività tipicamente di gangsterismo urbano che è quello della gestione del traffico di stupefacenti, che è sicuramente il core business di questi sodalizi». Sulla faida interna al clan il procuratore ha sottolineato che «ci sono state sparatorie e pestaggi molto pesanti» tra le parti contrapposte. E il la cosca era in possesso di molte armo. "L'armamento che è emerso - ha detto il procuratore Curcio - è imponente. Parliamo di fucili, di armi da sparo, di giubbotti antiproiettile, quindi gente attrezzata. Ma, del resto, diciamo, la 'necessità del mestierè è quella di dover dimostrare di avere armi per intimidire e incutere timore e terrore nelle persone».
