A Lamezia Terme entra nel vivo la fase decisiva del maxi processo d’appello “Rinascita Scott”. Dopo oltre settanta ore di requisitoria, la Procura generale ha chiuso con 209 richieste di condanna e appena sei assoluzioni. Ora la parola passa alle difese, chiamate a smontare pezzo per pezzo l’impianto accusatorio che descrive una ’ndrangheta vibonese capace di combinare pax mafiosa, affari e relazioni istituzionali. Le arringhe cominceranno il 30 settembre e, salvo rinvii, la sentenza è attesa entro i primi dieci giorni di dicembre.

Il calendario è serrato: tre udienze a settimana per dare spazio ai 215 imputati del filone ordinario. Le difese punteranno a indebolire la ricostruzione unitaria dell’accusa, contestando intercettazioni, collaborazioni, catena di custodia delle prove e soprattutto il confine del concorso esterno.

Tra le richieste più pesanti spiccano i 30 anni per Luigi Mancuso, indicato come figura apicale del clan, e pene fino a 30 anni per altri capibastone del Vibonese. Nel mirino anche la rete degli “insospettabili”: 14 anni chiesti per l’ex parlamentare Giancarlo Pittelli, 20 per l’ex consigliere regionale Pietro Giamborino, condanne rilevanti anche per professionisti e uomini in divisa accusati di avere alimentato fughe di notizie e relazioni opache.

Dal 30 settembre, quindi, l’aula bunker diventerà il teatro dell’ultima sfida: se la Procura ha proposto un mosaico unitario, i penalisti proveranno a frammentarlo. A dicembre si saprà se l’architettura di Rinascita Scott reggerà all’impatto finale.