Un’operazione lampo della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce ha scosso all'alba le istituzioni brindisine. Tra le tre persone finite in manette figura il 36enne Pietro Guadalupi, ex presidente del Consiglio comunale di Brindisi ed esponente di Fratelli d’Italia. Insieme a lui, la Squadra Mobile ha arrestato Adriano Vitale (58 anni) e Mauro Iaia (40 anni), mentre una quarta persona risulta attualmente irreperibile.

Le ordinanze di custodia cautelare in carcere, disposte dal GIP Maria Francesca Mariano su richiesta del PM Carmen Ruggiero, ipotizzano per gli indagati il reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. L'indagine rappresenta la seconda fase di una vasta attività investigativa che, già lo scorso autunno, aveva portato al fermo di cinque esponenti della frangia storica della SCU di Tuturano, tra cui il boss Salvatore Bucarella.

Al centro dell’inchiesta condotta dalla Mobile di Brindisi e dal S.i.s.c.o. di Lecce, vi sarebbero diverse estorsioni ai danni di imprenditori edili della zona. Gli inquirenti hanno documentato casi in cui le vittime venivano costrette a versare somme di denaro a titolo di "pensiero" per poter lavorare in territori considerati sotto il controllo criminale. In un episodio specifico, al titolare di un'azienda di manutenzione sono state rivolte minacce esplicite che facevano leva sulla caratura criminale del gruppo per ottenere il pagamento del pizzo.

La posizione di Pietro Guadalupi è quella che desta maggiore scalpore. Secondo la ricostruzione della DDA, il politico avrebbe agito da intermediario tra la criminalità organizzata e le vittime. L'accusa sostiene che il 36enne abbia ricevuto l'ordine dagli esponenti del clan di contattare i referenti territoriali per organizzare l'incontro con l'imprenditore taglieggiato.

In particolare, Guadalupi avrebbe agevolato la riscossione del provento estorsivo, che sarebbe avvenuta materialmente alla sua presenza, fornendo così una sorta di "copertura" o facilitazione logistica al sodalizio mafioso. Un coinvolgimento che, se confermato, delineerebbe un pericoloso intreccio tra l'attività amministrativa e i vertici della malavita locale.