L'imprenditore era rimasto coinvolto nella maxi-inchiesta condotta delle Dda di Catanzaro e Reggio Calabria. Il gip di Roma convalida la misura cautelare

Regge l'impianto accusatorio costruito dalle Direzioni distrettuali antimafia di Catanzaro e Reggio Calabria. Resta in carcere, infatti, anche Domenico Barbieri, l'imprenditore a capo della holding calabro-laziale ritenuta dagli inquirenti una sorta di testa di ponte che avrebbe permesso al clan Muto di Cetraro di mettere le mani sui più lucrosi appalti del Cosentino.

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Il verdetto romano. Il gip di Roma ha infatti confermato la misura cautelare emessa a carico dell'imprenditore. Convalidato il fermo e applicata la stessa misura cautelare anche nei confronti di Carlo Cittadini, Cristiano Zuliani e Mirko Pellegrini.

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A Paola e Palmi. Nella giornata di ieri erano arrivate le conferme della misura cautelare per tutti gli altri indagati della Dda di Catanzaro, inclusa la moglie del boss Francesco Muto, Angelina Corsanto. Solo due persone, Maria Vittoria Plastina ed Emilio Cipolla, che non rispondevano del reato associativo, sono stati scarcerati. Passa la prova del gip anche il filone reggino dell’inchiesta. Sebbene per loro non sia stato convalidato il fermo, rimangono comunque in carcere per decisione dei gip di Palmi Carlo Alberto Indellicati, Massimo Minniti e Paolo Ramondino, tutti gli esponenti del gruppo Bagalà, considerati al servizio del clan Piromalli-Luigi Bagalà, Giuseppe Bagalà, Francesco Bagalà (classe 1977), Francesco Bagalà (classe 1990) – i funzionari del Comune di Gioia Tauro, Pasquale Rocco Nicoletta e Angela Nicoletta, così come Giorgio Morabito, ufficialmente procuratore del gruppo Bagalà, in realtà “testa di ponte” dei Piromalli, che ha permesso al clan della Piana di accaparrarsi lavori anche al centro di Cosenza. Ai domiciliari sono invece finiti Domenico Coppola, Vito La Greco, Angelo Zurzolo, Rocco Leva, Gaspare Castiglione, Santo Fedele, Francesco Fedele e Bruno Polifroni.

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In Sicilia. In mattinata, sono state comunicate anche le decisioni assunte dai gip di Palermo, Agrigento e Locri, chiamati a decidere sulle posizioni degli indagati arrestati in quelle province. In Sicilia, uno rimane in carcere e due sono stati spediti ai domiciliari, mentre a Locri sono stati scarcerati due funzionari della Soa arrestati per mancanza di esigenze cautelari. Medesima decisione ha assunto il gip di Velletri. In sintesi, dei 27 fermati per ordine della Dda reggina, 13 rimangono in carcere, 11 vanno ai domiciliari e solo 3 sono stati scarcerati. 

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