Il dado è tratto. Con il deposito ufficiale della proposta di legge firmata dai capigruppo di maggioranza, il dibattito politico in Consiglio regionale si infiamma attorno all’istituzione di due nuovi sottosegretari alla presidenza della Giunta. Quella che la maggioranza definisce una "manutenzione normativa", per l'opposizione è un vero e proprio «misfatto» consumato ai danni dell'efficienza amministrativa.

A guidare la carica contro il provvedimento è il capogruppo del Partito Democratico, Ernesto Alecci, che non usa giri di parole: «Dopo mesi di annunci, la proposta di legge svela chiaramente gli obiettivi del centrodestra. Vengono compromessi l’equilibrio costituzionale e la trasparenza decisionale delle istituzioni. A rischio è la credibilità stessa della politica».

Il punto focale della contestazione democratica riguarda la natura "ibrida" delle nuove figure previste dal testo. La proposta consente infatti al presidente della Regione di nominare fino a due sottosegretari, anche scelti al di fuori della platea dei consiglieri eletti. Queste figure godrebbero di deleghe operative pur non avendo diritto di voto in Giunta, con un onere complessivo per le casse regionali stimato in circa 350mila euro annui.

Per il Pd, si tratta di risorse che avrebbero potuto trovare destinazioni ben più urgenti e produttive. «Invece di rafforzare l’efficienza con strumenti meritocratici — tuona Alecci — si dà concretezza a un modello clientelare che opacizza le responsabilità politiche. Si rischia solo di gonfiare la macchina amministrativa senza alcuna garanzia di produttività».

Il timore espresso dall'opposizione non è solo di natura economica, ma squisitamente politica e istituzionale. Secondo i dem, il testo non rappresenta affatto un intervento di manutenzione, bensì un «ampliamento mascherato del potere esecutivo», utile esclusivamente a costruire nuove filiere di fedeltà politica sottratte al controllo diretto dell'assemblea consiliare.

La risposta dell'opposizione è ferma e senza appello: «Annunciamo battaglia senza quartiere, sia in commissione che in Aula», promette il Pd. La tesi è chiara: «La Calabria non ha bisogno di strutture parallele, né di un’ulteriore stratificazione di poltrone, ma di una politica che sappia alleggerirsi, puntando tutto su competenze reali e sul potenziamento dei servizi al cittadino».