L'accoltellamento di Gioia Tauro, secondo gli inquirenti, avrebbero provocato serie fibrillazione nella cosca Piromalli.  Alla sbarra Francesco Trunfio

La Dda di Reggio Calabria ha chiuso le indagini sul tentato omicidio di Vincenzo Saverino. La procura ha chiesto il giudizio immediato senza passare dall’udienza preliminare. Adesso si attende solo la fissazione della data dell’inizio del processo. Alla sbarra Francesco Trunfio, già in carcere perché finito nella maxi operazione “provvidenza” contro la cosca Piromalli.

Le intercettazioni risolutive E proprio tra le intercettazioni finite nel procedimento della Dda, gli investigatori credono di avere trovato la chiave per interpretare quell’accoltellamento avvenuto a Gioia Tauro il 29 luglio 2016. Quella che sembrava una lite tra giovani degenerata, si è scoperto avere messo in fibrillazione la potente cosca Piromalli di Gioia Tauro. Alcuni esponenti di spicco del clan avrebbero, subito dopo l’accoltellamento di Saverino, si sarebbero messi in moto per appianare la situazione. "…La vicenda che ha visto protagonisti il Trunfio ed il Severino – scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare - destava preoccupazione all’interno delle cosca “Piromalli” in quanto certamente elemento costituente pericolo nelle dinamiche associative".

Le indagini lampo Gli investigatori del commissariato di Gioia Tauro capiscono fin da subito che nel racconto di Vincenzo Saverino, giunto con una coltellata ai polmoni all’ospedale di Gioia il 29 luglio 2016, qualcosa non quadra. La storia che raccontata sull’extracomunitario che voleva rubargli il portafoglio non sta in piedi. Nel giro di un paio di giorni, gli inquirenti riescono a capire come si siano svolti i fatti. In loro aiuto va il sistema di videosorveglianza “Piana sicura” in funzione nella città del porto. Le immagini dell’auto di Saverino che viaggia verso la sala giochi gestita dai fratelli Trunfio, e una informativa dei carabinieri di Gioia su una lite in quella strada, portano gli investigatori a inquadrare la situazione. Saverino si sarebbe recato a casa dei Trunfio per risolvere un faccenda e, in cambio, si sarebbe beccato una coltellata in pancia. Per incriminare Trunfio, però, serve altro.

La svolta E sono proprio alcune intercettazioni finite nel fascicolo dell’operazione “Provvidenza” a permettere agli investigatori di capire cosa si era messo in moto subito dopo l’accoltellamento davanti alla sala giochi dei fratelli Trunfios. Nella vicenda, così come riportata nell’ordinanza, sarebbero coinvolti personaggi dalla caratura criminale riconosciuta ai messimi livelli: Girolamo Mazzaferro, considerato uomo da sempre vicino ai Piromalli, e Carmine Alvaro classe ’69, chiamato in causa con il ruolo di paciere. Nei mesi successivi, tutti i soggetti coinvolti anche in modo indiretto nella vicenda, si prodigano affinché tutto venga chiarito in maniera bonaria. Per porre fine allo scontro si terrà una riunione con i due giovani, alla quale avrebbe partecipato quale elemento super partes Girolamo Mazzaferro, considerato elemento di vertice del clan Piromalli. I due giovani «sarebbero stati invitati a non proseguire le ostilità». Adesso quei fatti arrivano al vaglio di un tribunale. Bisogna solo attendere la fissazione della prima udienza.