Non terminano i colpi di scena nel processo per la morte di Santina Cortese, 46enne di Vibo, avvenuta sette anni fa per un presunto caso di malasanità. Alla fine del dibattimento ci si aspettava la sentenza e, invece, lo scorso 11 marzo il giudice ha deciso che ancora devono essere chiarite le cause del decesso. Nell'udienza di ieri l'incarico a due consulenti che però - scrive oggi la Gazzetta del Sud - lavoreranno sugli atti del processo perché i vetrini degli organi e dei tessuti prelevati durante l'autopsia... sono stati persi. All'Istituto di Medicina legale di Messina, infatti, nonostante la loro conservazione debba avvenire per vent'anni, non si trovano più.

Santina Cortese, secondo l’accusa, morì in seguito a polmonite acuta bilaterale batterica e a un edema polmonare acuto non tempestivamente diagnosticati e contrastati con adeguate terapie. A 18 giorni dalla morte, lo ricordiamo, la salma fu riesumata perché nel frattempo era stata disposta l’autopsia grazie alla quale venne determinato, come detto, che a causare la morte della donna furono una polmonite bilaterale e un edema acuto, anche in considerazione del fatto che dagli esami emerse che tutto il parenchima polmonare era infettato. A processo, imputati per concorso in omicidio colposo, ci sono tre sanitari.

Il marito della donna, Mario Minasi, ha commentato sulle colonne della Gazzetta del Sud: "È da sette anni che va avanti questa tragica e per noi dolorosa vicenda e in tutto questo tempo di dubbi ne abbiamo avuti parecchi. Ora la perdita dei vetrini a coronamento di una serie di circostanze che ci hanno lasciati perplessi come il fatto che sono cambiati quattro giudici ed è assiduo il cambio dei vice procuratori ordinari che si alternano nel sostenere la pubblica accusa".