Riceviamo e pubblichiamo la lettera anonima di un detenuto nel carcere di Vibo Valentia, inviataci per email - probabilmente da qualche parente o amico fuori dal carcere per conto del detenuto in questione - qualche giorno fa. La lettera, che naturalmente esprime una visione di parte e come tale va considerata, racconta di "condizioni allo stremo della sopportazione", diritti negati, mancate attività rieducative e assenza di sostegno psicologico. Un testo scritto, si legge, anche perchè "tutti sappiano come si vive nel carcere di Vibo Valentia: senza diritti".

La riportiamo qui di seguito, integralmente.

"Salve,
sono un detenuto del carcere di Vibo Valentia reparto di Alta sicurezza. Scrivo per esprimere il disagio in cui io e i miei compagni versiamo in quest'istituto. Le condizioni in cui viviamo sono allo stremo della sopportazione. Veniamo privati di tutti i nostri diritti. Quello che dovrebbe essere un posto di espiazione pene e reinserimento sociale altro non è che un posto di soprusi in cui chi ha sbagliato è costretto a vivere.

La nostra giornata passa interamente in cella con sole 4 e sottolineo 4 ore d 'aria senza alcuna possibilità di spendere questo tempo in attività utili alla socializzazione o al reinserimento lavorativo. Le ore di uscita si riducono infatti a semplici riunioni di persone fuori dalle celle che non possono far altro che confrontarsi sui loro problemi personali. Ciò non fa altro che acuire il senso di disperazione individuale in cui ogni detenuto versa.

Per quanto riguarda l'area educativa questa è totalmente assente. Mancano colloqui con gli educatori e con gli psicologi. Chi si trova in espiazione di una condanna definitiva, per esempio avrebbe diritto a una serie di permessi che vengono meno proprio a seguito della mancata relazione comportamentale dell'area educativa. Il tempo minimo per avere questa relazione è di almeno sei mesi. Spesso tale tempo è superiore anche alla durata stessa della pena da espiare, tanto che un detenuto si ritrova a scontare per intero la pena solo perché gli educatori non possono perdere tempo a scrivere qualche riga sul comportamento dello stesso.

Per quanto riguardo il cibo la mensa è di bassa qualità e pertanto siamo costretti a fare esternamente la spesa. I prodotti proposti sono però molto limitati e hanno prezzi elevati. A fronte di questi disagi noi detenuti abbiamo organizzato una protesta pacifica in cui rifiutiamo di acquistare dall'esterno ogni genere di prodotto di prima necessità e facendo lo sciopero della fame. Anche se sappiamo che questa protesta probabilmente non cambierà la nostra situazione, noi ci stiamo provando perché sbagliare è umano ma che lo Stato perseveri è inaccettabile. Vi chiediamo di diffondere il nostro grido di disperazione perché altri non subiscano ciò che stiamo subendo noi e soprattutto perché tutti sappiano come si vive nel carcere di Vibo Valentia senza diritti.

Alle istituzioni chiediamo che questa agognata riforma della giustizia venga approvata e che soprattutto in questa riforma si tenga conto dei diritti di noi detenuti che siamo stati dimenticati dai nostri legislatori. Aiutateci".