Il bagliore sinistro del male continua ad essere  padrone della scena. Nella terra di Calabria - dove in ogni angolo si respira la bellezza fascinosa e antica della sua natura inquieta e ribelle e dove il cielo è più bello che altrove - il sangue innocente del crimine balordo e vigliacco continua a scorrere a fiumi. Sangue di bambini, di uomini e di donne.  Sangue di popolo. Sangue di Dio in croce. Sangue innocente come quello di Francesco  Prestia Lamberti, il giovanissimo capitano del cuore di Mileto, voluto bene da tutti e  con tanti progetti da portare avanti, ucciso e poi abbandonato come un vuoto a perdere in mezzo agli alberi di ulivo di località “Vindacitu” nel rione Calabrò; di Filippo Ceravolo il ragazzo di Soriano, che aveva davanti una vita ricca di prospettive, assassinato per sbaglio per mano di un killer della criminalità organizzata che aveva come obiettivo un’altra persona; di Matteo Vinci, il biologo di Limbadi dedito al lavoro e alla famiglia, che sognava un’occupazione finalmente stabile, ucciso da un’autobomba che ha dilaniato il suo corpo e spento la luce dei suoi occhi vivi e fieri, ma non la voglia di giustizia della sua famiglia. Ed, infine, del sindacalista maliano Soumalia Sacko, di anni 29, morto ammazzato come un cane mentre era alla ricerca di vecchie e inservibili lamiere arrugginite da utilizzare nella tendopoli di San Ferdinando per proteggere dalle intemperie i suoi fratelli connazionali.



Matteo Vinci

L'arroganza mafiosa.  Nello stesso tempo ci tocca, inoltre, amaramente constatare che a nessun ravvedimento serio e vero in tutti questi anni hanno portato le dure parole di condanna, senza e senza ma, dell’arroganza mafiosa e criminale - che da queste parti uccide giorno dopo giorno il sapore della vita e i progetti di sviluppo e di speranza - pronunciate da Francesco, il Papa venuto “dalla fine del mondo”. Così come nessun cambio di rotta hanno fino adesso prodotto le parole ricorrenti degli uomini giusti e savi e le tante voci coraggiose fuori dal coro che quotidianamente tentano di squarciare il muro dell’ostinato e complice silenzio. Nessuno effetto ha neppure avuto almeno nell’immediato la condanna dei vescovi calabresi: “La ‘ndrangheta non ha - si legge nella nota pastorale del 2014 - nulla di cristiano. È altro dal cristianesimo, dalla Chiesa. Non è solo un’organizzazione criminale che, come tante altre, vuole realizzare i propri illeciti affari con mezzi altrettanto illeciti e illegali, ma - attraverso un uso distorto e strumentale di riti religiosi e di formule che scimmiottano il sacro - si pone come una vera e propria forma di religiosità capovolta, di sacralità atea, di negazione dell’unico vero Dio. L’appartenenza ad ogni forma di criminalità organizzata - affermano ancora i vescovi calabresi - non è titolo di vanto o di forza, ma titolo di disonore e di debolezza, oltre che di offesa esplicita alla religione cristiana”.

Il tintinnio sinistro del male.  Parole cadute nel vuoto. La nostra continua, infatti, ad essere una regione preda del tintinnio sinistro del male, ma anche del dubbio e del sospetto che l’orgia malandrina possa comodamente annidarsi anche tra le pieghe della normalità e nel salotto della porta accanto. Un concentrato esplosivo dove qualsiasi tipo di analisi ogni giorno che passa diventa superata dalle nuove crudeltà dei mammasantissima, che sono solo - occorre sottolinearlo con convinzione e con forza in ogni occasione - degli individui di nessun valore e di nessuna lealtà. Anime perse bruciate spesso dalle cattive amicizie e dagli stessi genitori che da cattivi maestri li hanno abituati all’odio, alla pistola e alla lupara.

Una terra malata.  A ciò bisogna aggiungere che la realtà davanti all’occhio dell’uomo in questi luoghi spesso non è quella che appare ma solo la visione onirica del suo pensiero. Occorre dirlo con franchezza, la nostra è una terra dalle viscere malate che per troppo tempo ha preferito sistematicamente ignorare il marcio dei suoi comportamenti, delle sue lentezze, dei suoi sinistri comparaggi e del suo incosciente ricorrere agli “amici degli amici” per risolvere liti e questioni varie. Troppi per via di questi comportamenti sbagliati sono stati i semi del male piantati e aiutati a germogliare anche da parte di persone che con la mafia non hanno nulla da spartire ma che per abitudine e “consiglio” degli amici al primo ostacolo non hanno trovato di meglio che rivolgersi al “compare” pronto a dare una mano e alla bisogna anche due. Una mafiosità palpabile di cui in tanti continuano voracemente a nutrirsi come se nulla fosse e qualche volta a farsene vanto nel silenzio complice e qualche volta divertito di chi li ascolta durante le allegre “scialate”.  Il peggiore esempio che si possa dare ai propri figli e ai propri amici. Una sorta di cretineria allo stato puro dettata dalla stupidità.

Soumalia Sacko

Un messaggio di ottimismo. Ma guai a fasi prendere dallo scoramento e dalla paura. In questo tempo che ha l’amaro sapore del vuoto delle coscienze l’unica cosa da fare è di adoperarsi - a di là dei tanti progetti sulla legalità, delle fiaccolate e delle manifestazioni varie che sicuramente servono ma che di sicuro non risolvono il problema - per creare occasioni di sano incontro e per costruire filiere di pace soprattutto con l’esempio e a seguire con l’azione duratura che deve partire dalla famiglia e dalla scuola. I savi devono continuare ad essere savi. Le voci coraggiose devono continuare a gridare la loro indignazione. Nella terra che sa di cielo azzurro la giusta battaglia deve ostinatamente e concretamente proseguire fino in fondo.