Il Tribunale del riesame ha disposto l'obbligo di dimora per i figlio del boss di San Gregorio Filippo Fiarè mentre torna il libertà il 56enne di Stefanaconi

Lasciano il carcere e tornano in libertà due dei principali indagati dell'inchiesta denominata "Stammer 2". Si tratta del dentista di San Gregorio d'Ippona, Francesco Fiarè, 38 anni, alias "il dottore", figlio del boss Filippo Fiare; e di Giovanni Franzè, 56 anni di Stefanaconi, considerato elemento di vertice dell'associazione finalizzata al narcotraffico sgominata dalla Finanza con l'operazione messa a segno qualche settimana fa. I due provvedimenti sono stati emessi nella giornata di oggi dal Tribunale del Riesame di Catanzaro che ha esaminato una serie di posizioni relative proprio all'indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia.

La scarcerazione di Fiarè. Il 38enne Francesco Fiarè era stato arrestato lo scorso 1 marzo con l'accusa di aver fatto da "mediatore" tra Salvatore Pititto di Mileto e un gruppo della piana di Gioia Tauro per l'approviggionanmento della marijuana. In accoglimento delle argomentazioni presentate dallo studio legale dell'avvocato Sergio Rotundo, il Tribunale del Riesame ha disposto nei suoi confronti la misura dell'obbligo di dimora nel comune di residenza.

Giovanni Franzè

Franzè in libertà. E’ stata depositata poche ore fa anche l’ordinanza con la quale il Tribunale di Catanzaro, accogliendo l’istanza di riesame dell’avvocato Giuseppe Bagnato, ha annullato totalmente l’ordinanza di custodia in carcere nei confronti Giovanni Franzè, rimettendolo in libertà. L’ordinanza di custodia cautelare era stata emessa nell’ambito dell’operazione cosiddetta Stammer 2, stando alla quale Franzè era ritenuto finanziatore del tentativo di importazione di 8000 kg di cocaina dalla Colombia.

Rocco Anello

Resta in carcere il boss Rocco Anello. Il Tribunale del Riesame ha invece parzialmente accolto il ricorso presentato dagli avvocati Sergio Rotundo e Salvatore Staiano nei confronti di Rocco Anello. Cade l'accusa di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, ma il boss di Filadelfia resta in carcere per il presunto acquisto di 44 chili di marijuana.

Gli altri provvedimenti. Disposti invece gli arresti domiciliari per altri due indagati: Gerardo Filippo Gentile di Zambrone (difeso dall'avvocato Giuseppe Bagnato) e per Gregorio Niglia di Briatico (difeso dagli avvocati Giuseppe Bagnato e Francesco Muzzopappa). Entrambi hanno quindi potuto lasciare il carcere dove si trovavano reclusi dallo scorso uno marzo, ovvero dall'esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare emessa nell'ambito dell'operazione "Stammer 2". Gentile, già coinvolto nell’operazione Dinasty contro il clan Mancuso nel 2003, era finito in carcere anche nell’operazione Stammer 2, perché, quale componente del sodalizio criminoso operante nel Vibonese riferibile alla cosca Pititto-Iannello di Mileto. Secondo l'accusa avrebbe finanziato tre diverse operazioni di narcotraffico internazionale, segnatamente rappresentate dall’importazione di ingenti quantitativi di marijuana dall’Albania. La vicenda riguarda i contatti tra il sodalizio vibonese e i cartelli albanesi dediti al narcotraffico. Nel corso del 2016 avrebbero importato e cercato di importare, attraverso lo sbarco nel porto di Brindisi e Ancona, ingenti quantitativi di stupefacente. Da qui il difensore, l’avvocato Giuseppe Bagnato, proponeva istanza di riesame al Tribunale di Catanzaro, rappresentando una serie di rilievi di fatto e di diritto in ordine alle accuse mosse contro il Gentile, contestandole. Il Tribunale, accogliendo le richieste della difesa, disponeva la scarcerazione del Gentile, sostituendo la misura con gli arresti domiciliari. Niglia è invece finito in carcere nell’ambito della stessa operazione per aver acquistato o mediato, con il sodalizio in questione, ingenti quantitativi di stupefacente, con l’aggravante dell’ingente quantità e dell’agevolazione mafiosa.