“Sono tornato a Vibo e l’ho trovata cambiata”: il racconto di un giovane professionista vibonese
Dalla fuga per mancanza di prospettive alla sorpresa di una città più viva, aperta e culturale
Sono passati anni da quando ho chiuso la valigia e ho lasciato Vibo. Come molti della mia generazione, non me ne sono andato solo per l'annosa e cronica carenza di lavoro. C'era dell'altro, un peso sottile e invisibile: la sensazione che questa città non avesse più nulla da offrirci. Una città che non offriva svago, priva di spazi di condivisione, dove il "non c'è niente da fare" era diventato un mantra rassegnato.
Oggi, tornando per un periodo, ho avuto l'impressione di trovarmi davanti a una Vibo diversa.
È una sensazione strana, quasi destabilizzante, ritrovare vitalità laddove ricordavo solo strade silenziose. Finalmente, ho visto una città che ha ricominciato a parlare ai giovani, non solo a parole, ma con i fatti. Vedere il Teatro finalmente aperto non è solo un traguardo amministrativo, è l'apertura di un polmone culturale che ci era stato negato per troppo tempo.
Ma non è solo la cultura "istituzionale" a colpirmi. Ho visto eventi di qualità, manifestazioni che hanno avuto il merito – quasi miracoloso – di far restare i giovani per strada fino a notte tarda, riappropriandosi di spazi che sembravano perduti. E poi, il coraggio. Il coraggio di affrontare tematiche sociali attualissime e, per certi versi, ancora "difficili" in questo territorio. Penso, ad esempio, alla scelta simbolica e forte di portare sul palco i Modena City Ramblers: un segnale chiaro che la musica può e deve essere impegno, riflessione e rottura.
Per troppo tempo Vibo è stata una città da cui fuggire per fame di vita, prima ancora che per fame di stipendio. Ma oggi sento di poter dire che la strada intrapresa è quella giusta. Creare spazi di condivisione e occasioni di svago non è un "di più", è la base per ricostruire un senso di comunità.
Voglio sperare che quel passato grigio sia, appunto, passato. Vedere una città che osa, che si apre e che finalmente offre un'alternativa alla noia è il miglior invito per chi, come me, ha dovuto cercare altrove ciò che oggi, finalmente, sembra germogliare proprio qui, a casa.
Continuiamo così. Perché una città viva è una città che non ha più paura del futuro.
Filippo Lo Schiavo, un giovane professionista vibonese
