Prima l'accusa di essere vicini alle cosche mafiose e poi il "processo" mediatico sulla stampa. Stiamo parlando della Morfù Srl, azienda con sede a Corigliano-Rossano sottoposta a sequestro preventivo - annullato con rinvio dalla Cassazione - nell’ambito dell’indagine “Camaleonte” portata avanti dalla Dda di Reggio Calabria. Sono diverse le accuse mosse all'impresa negli ultimi mesi, tramite dichiarazioni sulla stampa, in realtà poi smentite dai fatti. Una di queste riguardava l'annullamento dell'aggiudicazione di un appalto - vinto dalla Edil Morfù S.a.s., società facente parte del gruppo della Morfù Srl - in quanto il Tar avrebbe riconosciuto la vicinanza dell'impresa con la criminalità organizzata.

Cosa ha stabilito il Tar e la decisione del Consiglio di Stato


Si tratta di lavori per circa 5 milioni di euro relativi alla manutenzione straordinaria della pavimentazione sull'autostrada A2. In realtà le motivazioni dei giudici amministrativi sono state essenzialmente di tipo tecnico: essendo all'epoca dell'appalto sottoposta a sequestro preventivo, l'azienda avrebbe dovuto chiedere - per partecipare alla gara - l'autorizzazione dell'amministratore-custode giudiziario, non essendo sufficiente la firma del legale rappresentante. Nessun riferimento a eventuali infiltrazioni mafiose, quindi. Sentenza che è stato tra l'altro impugnata dai legali della società e pochi giorni fa, il 31 luglio, il Consiglio di Stato ha sospeso l'efficacia della decisione del Tar affermando la presenza di presupposti per valutare in appello, nel merito, quanto stabilito dai giudici amministrativi di primo grado.

Revocati tutti gli appalti? Fake news


L'impresa era stata inoltre accusata di aver subito la revoca di tutti gli appalti per via delle infiltrazioni mafiose. Questo non è in realtà avvenuto, tanto che risulta aggiudicataria della gara per un sopravia e un sottovia a Sellia marina: un investimento complessivo di poco più di 8 milioni di euro i cui lavori sono stati consegnati proprio due giorni fa. Per dovere di cronaca è poi necessario precisare che la stessa Morfù Srl non è più sottoposta a sequestro in quanto la Corte di Cassazione, lo scorso aprile, ha annullato l’ordinanza con cui non era stata accolta la richiesta di dissequestro di tutti i beni riconducibili al patrimonio della società, rinviando per nuovo esame al Tribunale di Reggio Calabria. Secondo la Suprema Corte - che ha accolto la tesi difensiva - la Morfù Srl non si sarebbe interessata della gestione del cantiere, in quanto la stessa società è solita servirsi di altre ditte per la esecuzione degli appalti. A ciò si aggiunge che non avrebbe potuto essere a conoscenza di presunti legami con la 'ndrangheta delle ditte utilizzate anche in funzione del fatto che, al momento dell'assegnazione dei lavori, erano in possesso di tutti i requisiti previsti dalla legge.