Operazione congiunta della guardia di finanza e dei carabinieri. Il provvedimento della Dda di Reggio Calabria riguarda beni di un imprenditore considerato vicino al clan Iamonte

Sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria - Direzione Distrettuale Antimafia, i militari dei Comandi provinciali della guardia di finanza e dei carabinieri hanno eseguito in Melito di Porto Salvo, un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria con il quale è stata disposta, nei confronti di Quinto Antonio Rosaci, 65 anni, e dei figli Antonino (35) e Santoro (33) l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale del sequestro del patrimonio a questi riconducibile, stimato in circa 1 milione di euro.

Operazione "Ada". Il provvedimento si fonda sulle risultanze delle attività investigative condotte dal Comando provinciale dei carabinieri, nell’ambito dell’operazione “Ada” e concluse nel 2013 con l’esecuzione di provvedimenti restrittivi personali nei confronti di presunti affiliati alla cosca di ‘ndrangheta “Iamonte” di Melito di Porto Salvo (RC), tra cui Quinto Antonio Rosaci. In questo contesto,il 65enne, inteso come “Mastro Quinto”, è stato condannato dalla Corte di Appello di Reggio Calabria, con sentenza riformata solo in punto di pena, per associazione mafiosa denominata 'ndrangheta operante sul territorio della provincia di Reggio Calabria.

"Socialmente pericoloso". Rosaci era già stato dichiarato socialmente pericoloso - con decreto definitivo nel 1996 - in relazione all'appartenenza ad una delle consorterie mafiose più sanguinarie ed agguerrite della Provincia di Reggio Calabria, facente capo a Natale Iamonte ed operante nel comprensorio di Melito Porto Salvo (RC). A distanza di un ventennio, le risultanze della fusione dei procedimenti “ADA”, “Sipario” e “Replica” hanno confermato l'appartenenza alla ‘ndrangheta di Quinto Antonio Rosaci. Le risultanze di questi procedimenti, corroborate dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe Ambrogio - la cui attendibilità è stata già positivamente riscontrata nel giudizio di merito - hanno fornito la prova che nel territorio di Melito Porto Salvo la cosca Iamonte ha esercitato un controllo assoluto della cosa pubblica economica e privata anche avvalendosi dell'ausilio di uomini politici collusi e funzionari amministrativi infedeli.

Il ruolo di Rosaci. In ordine al ruolo assunto da Rosaci, per come emerso dalla valutazione delle prove raccolte, si richiama uno stralcio del provvedimento in esecuzione che descrive la condotta del 65enne all'interno della consorteria criminale, per conto della quale ha assunto una posizione di “comando e responsabilità” nella frazione di Lacco di Melito Porto Salvo. “Ancora, sempre dalle captazioni riportate, emerge che Rosaci Quinto gestisca - a livello di attività economica - il noleggio dei video/poker (e macchine similari) … anche in questo caso emerge chiaramente come il predetto imputato sia "un (necessario) punto di riferimento associativo per coloro che intendono "investire" in attività economiche riguardanti l'utilizzo a fini di lucro dei cd. "video/poker".

Il patrimonio sequestrato. Su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria ha disposto, quindi, il sequestro di prevenzione del patrimonio riconducibile a ROSACI Quinto Antonio Rosaci e ai figli Antonino e Santoro, stimato in circa 1 milione di euro e costituito da:

  • quote sociali, patrimonio aziendale, rapporti finanziari della "CAPO SUD GAMES S.n.c. di ROSACI Antonino & C." con sede legale in Melito di Porto Salvo (RC),  operante nel settore dell’installazione e noleggio di apparati da intrattenimento e divertimento;
  • conti correnti, libretti di deposito al portatore o nominativi, contratti di acquisto di titoli di Stato, azioni, obbligazioni, certificati di deposito, assicurazioni, intestati presso istituti di credito pubblici o privati, casse rurali, direzioni provinciali P.T., società assicurative, finanziarie o fiduciarie, società di intermediazione mobiliare, comunque riconducibili ai suddetti e ai componenti il proprio nucleo familiare, aventi saldo attivo superiore a € 1.000,00.