Operazione anti-droga a Bologna: ecco chi sono i calabresi coinvolti (NOMI)
Inchiesta della Dda nasce da un'altra indagine che ruota intorno alla figura del broker della cocaina, Francesco Ventrici, originario di San Calogero
Gli agenti della Squadra mobile di Bologna, con il coordinamento del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato e con la collaborazione delle Squadre Mobili di Cuneo, Foggia, Taranto, Vibo Valentia, hanno eseguito 12 ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del Tribunale di Bologna per spaccio di droga.
L'inchiesta. I provvedimenti restrittivi sono il risultato di un lavoro investigativo durato circa un anno che ha permesso alla Mobile di individuare e disarticolare vari canali di rifornimento di cocaina e hascisc che, anche in buoni quantitativi, venivano immessi nel mercato bolognese. Fulcro dei vari canali di rifornimento era un pregiudicato tarantino, da anni trapiantato a Bologna, che aveva una serie di rapporti per procacciare lo stupefacente. Seguendo i suoi spostamenti e comportamenti è stato possibile risalire ad altri canali illeciti, tutti disgiunti ma uniti dall'unico comune denominatore: far arrivare la droga nella provincia di Bologna. Alcuni tra i destinatari del provvedimento eseguito oggi dalla Mobile avevano diversificato il loro campo di interesse occupandosi anche di smerciare banconote false acquistate nel napoletano: in questo settore è risultato coinvolto anche un avvocato del Foro di Bologna, arrestato in flagranza di reato nel maggio dello scorso anno.

L'operazione 'Pigna d'oro' è una costola di altre due indagini antidroga portate a termine fra il 2015 e il 2016. La prima è quella gravitante intorno alla figura del vibonese Francesco Ventrici (nella foto a sinistra), originario di San Calogero, ma trasferitosi a Bologna dopo le condanne rimediate nell'operazione Decollo. E' ritenuto dagli inquirenti uno dei massimi importatori in Europa di cocaina dal Sud America. L'altra inchiesta, risalente alla scorsa primavera portò al sequestro di un consistente quantitativo di droghe sintetiche dirette alla piazza di Bologna. Delle 12 ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip di Bologna su richiesta dei Pm Stefano Orsi e Roberto Ceroni, 11 sono state eseguite, mentre una persona è tuttora ricercata.
I nomi. Gli arrestati, che a vario titolo rispondono di spaccio continuato di stupefacenti e spendita di banconote false, sono:
1) Federico Pignatelli, 41enne tarantino;
2) Roberto Giovannini, 51 di Imola;
3) Rosario Guastalegname, 49 di Triparni (Vibo Valentia);
4) Davide Giuseppe Diforti, 44 di Torino;
5) Stefano Emolo, 33 di Napoli;
6) Eugenio Nocito, 32 di Napoli;
7) Raffaele Scarpiello, 31 di Foggia;
8) Flavio Scognamiglio, 45 di Foggia;
9) Luciano Severgnini, 57 di Bergamo;
10) Pasquale Fortunato Morgante, 46 anni originario di Seminara ma domiciliato a Vibo (agli arresti domiciliari);
11) Lorenzo Felice, 49 di Taranto (obbligo di dimora).
Le accuse. Secondo gli investigatori, il gruppo riforniva di cocaina e hascisc una clientela di livello medio-alto, composta in gran parte da professionisti: fra gli indagati a piede libero ci sono anche un avvocato civilista che fa anche il mediatore sportivo e un assicuratore. Un altro avvocato del Foro di Bologna, il 49enne foggiano Raffaele Urbano, fu arrestato nel maggio 2015 per possesso di banconote false nell'ambito di un'indagine parallela a questa. L'uomo fu bloccato, insieme a Scognamiglio, mentre rientrava a Bologna da Napoli con 24.000 euro falsi dentro una valigetta. Nell'inchiesta è emerso che lo smercio di soldi falsi era un'attività che alcuni degli indagati avevano avviato accanto a quella dello spaccio: le banconote da 50 euro fasulle sarebbe state 'comprate' nel Napoletano al costo di 4 euro e mezzo l'una.
Il vibonese Rosario Guastalegname è un volto noto agli inquirenti. Da ultimo è rimasto coinvolto nell'operazione della Dda di Catanzaro denominata "Odissea", scattata nel settembre del 2006.
