I ricorsi riguardano 8 imputati nel processo "Cumbertazione", per sei dei quali cadono le esigenze cautelari, per altri due si torna al Tdl per le accuse di mafia

La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare a sei imputati implicati nel processo "Cumbertazione". Per altri due, l'annullamento con rinvio comporterà un nuovo pronunciamento da parte del Tribunale della libertà di Reggio Calabria.

La sentenza Gli imputati che sono ricorsi in Cassazione sono Santo Fedele e Francesco Fedele, difesi dagli avvocati Andrea Alvaro e Antonio Speziale, per i quali è stato annullato senza rinvio al Tdl ordinando la cessazione della misura cautelare ; Rocco Leva, difeso dall’avvocato Antonino Napoli, annullamento senza rinvio sui gravi indizi di colpevolezza; Stessa pronuncia anche per Bruno Madafferi (avvocato Aldo Labate) e per i fratelli Francesco e Filippo Migliore: annullamento senza rinvio e rimessi in libertà.
Sulla posizione di Giorgio Morabito, difeso dall’avvocato Guido Contestabile, i giudici hanno annullato con rinvio l’ordinanza sull’associazione mafiosa, sui reati fine aggravati dalle modalità mafiose e sulle esigenze cautelari. Sulla sua posizione si dovrà pronunciare di nuovo il Tribunale della libertà di Reggio Calabria, così come per l’imputato Giorgio Ottavio Morabito. Per Morabito la Corte ha annullato con rinvio l’ordinanza di custodia cautelare nella quale gli vengono contestati il concorso esterno in associazione mafiosa, sui reati fine aggravati dalle modalità mafiose e sulle esigenze cautelari.

Il "cartello" tra i clan e imprenditoria I magistrati della Dda di Reggio Calabria ritengono di avere portato alla luce un presunto cartello tra la ‘ndrangheta e l’imprenditoria per controllare gli appalti pubblici a Gioia Tauro, nella provincia di Reggio Calabria e quella di Cosenza. I 41 imputati coinvolti nell’inchiesta hanno iniziato da qualche settimana il processo davanti al collegio del Tribunale di Palmi. Tra gli imprenditori imputati nel procedimento figurano Giorgio Ottavio Barbieri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, ma sul quale si è espressa ieri la Cassazione, e i Bagalà di Gioia Tauro, ritenuti vicini ai Piromalli.

Le accuse La Dda di Reggio Calabria contesta, a vario titolo, l’associazione a delinquere di stampo mafioso, associazione per delinquere aggravata dall’aver agevolato la ‘ndrangheta, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione e falso ideologico in atti pubblici. Accuse che rappresentano l’epilogo di un’articolata attività investigativa condotta dal Gruppo investigazione criminalità organizzata (Gico) dei nuclei di polizia tributaria di Reggio Calabria e Cosenza, nell’ambito di due distinti procedimenti penali incardinati rispettivamente dalle Direzioni distrettuali antimafia di Reggio Calabria (operazione “Cumbertazione”), e di Catanzaro (operazione “5 lustri”), volta ad approfondire i profili imprenditoriali della criminalità organizzata operante nella Piana di Gioia Tauro e nel Cosentino, legati al settore degli appalti pubblici, le quali trovano punto di convergenza nella figura di alcuni imprenditori ritenuti dagli inquirenti legati alla ‘ndrangheta.