Escalation criminale nel Vibonese, l’affondo di Rifondazione: «Basta simbolismi, serve un fronte popolare»
Condanna durissima della segreteria comunista dopo i raid nella zona industriale: «Tra silenzi e smantellamento del pubblico, la mafia rialza la testa»
Non una semplice sequenza di atti vandalici, ma un attacco frontale e coordinato al cuore produttivo e sociale della provincia. La segreteria cittadina e provinciale del Partito della Rifondazione Comunista rompe il silenzio dopo i feroci raid degli ultimi giorni che hanno sconvolto la zona industriale tra Vibo e Jonadi, dove cinque aziende storiche sono finite nel mirino di fucilate, bottiglie incendiarie e proiettili.
Secondo i rappresentanti del PRC — Gregorio Greco, Caterina Muraca e Marcella Murabito — questa nuova ondata di violenza non è un episodio isolato, ma l'ultimo tassello di un "fosco puzzle" in cui si intrecciano degrado sociale e arretramento dello Stato. «Siamo di fronte a una deriva antidemocratica — spiegano dalla segreteria — alimentata dalla precarietà del lavoro (culminata tragicamente nell'ultima vittima a Francavilla Angitola), dall'assenza di controlli negli appalti e dal progressivo smantellamento della sanità pubblica».
L'accusa è chiara: laddove l'apparato pubblico si ritrae, la criminalità organizzata avanza, riaffermando un controllo del territorio che soffoca istituzioni, commercianti e semplici cittadini.
Il documento di Rifondazione non risparmia critiche al modo in cui viene gestita l'emergenza criminalità a livello istituzionale. Il partito punta il dito contro le «ritualità pubbliche» e i gesti puramente simbolici che troppo spesso sostituiscono le scelte politiche nette. «Tra rappresentazioni rassicuranti della realtà e silenzi colpevoli — incalzano i comunisti — manca ancora un arsenale di strumenti concreti per contrastare il potere mafioso».
Il richiamo ideale è ai grandi nomi della lotta sociale: da Peppino Impastato a Pio La Torre, fino a Giuseppe Valarioti. È seguendo questo esempio che il PRC vibonese lancia un appello per la creazione di un fronte costituzionale, democratico e antifascista.
La ricetta per uscire dalla morsa della violenza non passa solo per la repressione, ma per un cambio di paradigma sociale. Rifondazione Comunista rilancia la necessità di «un’alleanza popolare che veda camminare insieme società civile, sindacati e associazionismo. L'obiettivo è sradicare un sistema criminale che non è solo violenza fisica, ma anche negazione dei diritti, per ricostruire una legalità che sia fondata, prima di tutto, sul lavoro e sulla dignità della persona».
