"No alle poltrone d’oro": il centrosinistra lancia la sfida popolare contro i nuovi sottosegretari
Parte la raccolta firme per cancellare la norma regionale. Alecci (Pd): «Uno schiaffo ai calabresi, pronti a mobilitare i cittadini contro costi inutili»
La battaglia contro i nuovi sottosegretari della Regione Calabria si sposta dalle aule del Consiglio alle piazze. I gruppi di minoranza, riuniti in una conferenza stampa unitaria a Lamezia Terme, hanno annunciato l’avvio di una raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare. L’obiettivo è chiaro: abrogare il provvedimento che introduce due nuove figure istituzionali, giudicato dalle opposizioni uno spreco di denaro pubblico e un inutile moltiplicatore di incarichi.
Nonostante l’ipotesi del referendum regionale sia stata valutata, le opposizioni hanno preferito una strada diversa. «Il percorso referendario è complesso, i costi sono elevati e la normativa attuale non è lineare», hanno spiegato i rappresentanti della minoranza. Da qui la decisione di puntare su una riforma che semplifichi in futuro gli strumenti di democrazia diretta, partendo però subito con la mobilitazione popolare per cancellare quella che definiscono una "norma vergognosa".
Particolarmente duro l’intervento di Ernesto Alecci, capogruppo del Partito Democratico, che ha messo nel mirino l'impatto economico della nuova legge: «C’è chi pensa a moltiplicare le poltrone, mentre noi vogliamo moltiplicare la partecipazione. Esiste già la figura del consigliere delegato, che svolge le stesse funzioni a titolo gratuito. Creare sottosegretari pagandoli quasi 15mila euro al mese è un insulto ai cittadini calabresi.»
Al tavolo dei relatori sedevano i rappresentanti delle diverse anime della minoranza: Giuseppe Ranuccio (Pd), Elisabetta Barbuto ed Elisa Scutellà (M5S), Filomena Greco (Casa Riformista), Enzo Bruno (Tridico Presidente) e Francesco De Cicco (Democratici e Progressisti). Enzo Bruno ha tenuto a sottolineare la compattezza del fronte, parlando di un’opposizione «presente e senza attriti», nonostante le assenze di Ferdinando Laghi, Giuseppe Falcomatà e Rosellina Madeo. La sfida alla maggioranza è lanciata: la parola ora passa ai cittadini chiamati a firmare contro i costi della politica.
