'Ndrangheta vibonese: annullata la condanna per omicidio per imputato (NOME e FOTO)
Si apre un nuovo capitolo giudiziario sul delitto avvenuto nel 2004. La Suprema Corte accoglie il ricorso della difesa e dispone un nuovo appello
La verità giudiziaria sull'omicidio di Domenico Belsito, freddato a Pizzo nel marzo del 2004, è destinata a essere riscritta. La Corte di Cassazione ha infatti scosso gli esiti del processo d'appello, annullando con rinvio la sentenza che aveva condannato a 18 anni e 6 mesi di reclusione Nicola Bonavota, indicato dagli inquirenti come uno dei mandanti del delitto.
Il verdetto della Suprema Corte accoglie le istanze presentate dai difensori di Bonavota — gli avvocati Tiziana Barillaro, Angela Compagnone e Maurizio Giannone — che avevano contestato le basi della condanna di secondo grado. Con questa decisione, la Cassazione impone lo svolgimento di un nuovo giudizio d'appello dinanzi a una diversa sezione della Corte d’Assise, che dovrà nuovamente valutare il quadro probatorio a carico dell'imputato.

Se per Bonavota si riaprono i giochi, per il collaboratore di giustizia Andrea Mantella la vicenda processuale è arrivata al capolinea: la Cassazione ha infatti rigettato il suo ricorso, confermando in via definitiva la condanna a due anni di reclusione per il suo coinvolgimento nel procedimento.
Il delitto Belsito, un’esecuzione avvenuta in un bar di Pizzo il 18 marzo 2004, ha rappresentato per anni uno dei tasselli più complessi per ricostruire le dinamiche di potere nel vibonese. Secondo l'accusa, a premere il grilletto fu Francesco Scrugli, poi ucciso nel 2012, mentre l'ordine di morte sarebbe partito dai vertici del clan Bonavota.
L'inchiesta ha messo in luce un intreccio di motivazioni letali. Da un lato, il controllo del territorio e le tensioni interne alla cosca; dall'altro, una questione privata legata a una presunta relazione sentimentale della vittima con la moglie di un esponente del clan. Le testimonianze dei collaboratori Mantella e Francesco Fortuna sono state, finora, il pilastro delle accuse contro i mandanti.
Tuttavia, con l'annullamento disposto dai giudici di legittimità, la parola "fine" resta ancora lontana. Il nuovo processo d'appello dovrà ora passare al setaccio, con rinnovata severità, gli elementi indiziari che hanno fin qui sostenuto l'ipotesi accusatoria contro Bonavota, in quello che si preannuncia come un confronto legale di alta tensione.
