Veleni e "corvi" a Cessaniti: l’ex sindaco Mazzeo sceglie il rito abbreviato
Dopo lo stop del Gup al patteggiamento, l'ex primo cittadino punta allo sconto di pena. Le accuse: una pioggia di esposti anonimi per colpire istituzioni, preti e cittadini
Si chiude la finestra del patteggiamento e si apre quella del rito abbreviato per Francesco Mazzeo, l'ex sindaco di Cessaniti travolto da un’inchiesta che dipinge un quadro inquietante di dossieraggio e calunnie nel vibonese. La decisione della difesa è arrivata come mossa obbligata dopo che il Gup del Tribunale di Vibo Valentia, Luca Bertola, ha sbarrato la strada all'accordo tra difesa e accusa.
Nonostante il parere favorevole del pubblico ministero Eugenia Belmonte, il giudice ha ritenuto incongrua la proposta di pena a due anni di reclusione. Secondo il magistrato, l’entità della sanzione è stata giudicata troppo lieve rispetto alla gravità e alla quantità dei reati contestati. Mazzeo, che ha rassegnato le dimissioni nell'agosto del 2023, dovrà ora rispondere di calunnia aggravata e diffamazione, sostituzione di persona e violazione di sigilli e della pubblica custodia di cose.
Scegliendo l'abbreviato, l'imputato sarà giudicato allo stato degli atti, beneficiando — in caso di condanna — dello sconto di un terzo della pena previsto dal rito.
Al centro dell’indagine, condotta dai Carabinieri del Norm di Vibo Valentia, c’è una fitta rete di esposti anonimi che per mesi hanno scosso la comunità locale. Secondo gli inquirenti, dietro la penna del "corvo" si celava proprio l'ex primo cittadino. Le missive, cariche di accuse infondate, non avrebbero risparmiato nessuno, colpendo in modo trasversale: dai sacerdoti ai Carabinieri, passando per avvocati, politici, commissari prefettizi e semplici cittadini. Un tentativo sistematico di screditare figure chiave del territorio, nato — secondo la tesi della Procura — in concomitanza con le pressioni mediatiche e investigative scaturite dall'operazione antimafia "Maestrale".
Il peso delle accuse è testimoniato dai numeri del procedimento: dodici capi d'imputazione e una platea di ben 28 parti offese. Tutti i soggetti individuati dal PM si sono già formalmente costituiti parte civile, pronti a chiedere il conto dei danni d’immagine e morali subiti in quello che viene descritto come un vero e proprio "assedio" diffamatorio orchestrato dai palazzi del potere cittadino.
