L'ambulanza
L'ambulanza

C’era una volta il Suem 118. Era il 1997 quando il Servizio di Emergenza e Urgenza Medica (SUEM) 118 iniziava ufficialmente la sua attività sul territorio della provincia di Vibo Valentia, con cinque Postazioni di Emergenza Territoriale dislocate strategicamente: Tropea, Vibo1 e Vibo2, Soriano Calabro e Serra San Bruno. L’obiettivo era garantire equità nelle distanze e ottimizzazione dei tempi d’intervento.

Ben presto, però, “queste risorse erano insufficienti a garantire gli standard dei tempi di intervento previsti dalle linee guida nazionali e regionali”, scrive in una lettera aperta il dottore Giuseppe Ventrice. La provincia di Vibo Valentia, con circa 180.000 abitanti distribuiti su 1.150 km² e con un’orografia complessa, metteva a dura prova il sistema. A complicare le cose, la scarsa viabilità, le condizioni atmosferiche spesso proibitive, le zone soggette a frane e smottamenti e le carenze nei sistemi di comunicazione radio.

Nonostante le difficoltà, gli operatori della Centrale Operativa del Suem 118 svilupparono un’elevata capacità di gestione, basata sulla conoscenza del territorio e sull’esperienza diretta: “Non avendo a disposizione i moderni sistemi di geo localizzazione satellitare, questa dote risultava indispensabile per un’ottimale gestione logistica delle risorse e per l’ottimizzazione di ogni singolo intervento”, scrive Ventrice.

Motivati dalla convinzione che il loro lavoro significava “salvare vite umane”, gli operatori parteciparono a numerosi corsi di formazione improntati sulla logica della “Golden Hour”. La combinazione tra attività in ambulanza e al dispatch della Centrale Operativa permise loro di acquisire competenze cliniche e logistiche di alto livello.

I numeri confermano l’efficienza del servizio: tra il 1997 e il 2020, il Suem 118 di Vibo Valentia gestì circa 15.000 chiamate annue, traducendole in 10.000 interventi. Nel 2015, su 12.786 chiamate, 8.444 interventi vennero portati a termine, distinti tra codici bianco, verde, giallo e rosso. Tuttavia, “questi dati vanno interpretati anche sotto un’altra chiave”, sottolinea Ventrice, ricordando come i continui trasferimenti di pazienti verso ospedali periferici o extra-regionali, la mancanza di medici di base e la scarsità di personale nelle postazioni di Continuità Assistenziale abbiano gravato sull’efficienza del servizio di emergenza.

Con lo switch del 3 marzo 2024, il vecchio sistema è stato sostituito, introducendo innovazioni tecnologiche come la geo localizzazione satellitare e la gestione digitale dei dati, utili se correttamente implementate. Ma non tutte le novità hanno funzionato: “Un fallimento totale si è dimostrata la Sala Operativa 116-117 di Cosenza, deputata ai trasferimenti secondari urgenti e programmati e all’emergenza sangue ed emoderivati”, scrive Ventrice, evidenziando inefficienze, sovraccarico del personale e missioni mal gestite.

Gli effetti sul personale sono pesanti: sfruttamento, deprofessionalizzazione, demansionamento e demotivazione. Inoltre, la fuga dei dirigenti medici ha portato alla demedicalizzazione delle ambulanze, riversando grandi responsabilità sugli infermieri. “Se questo è un programma per lo smantellamento del Servizio pubblico di Emergenza/Urgenza sul territorio, allora c’è da constatarne il perfetto funzionamento”, afferma Ventrice.

Eppure, conclude l’operatore, “è utopica ma non impossibile l’idea che potrebbe esserci ancora una possibilità per porre rimedio a questa catastrofica situazione, se si reintegrassero le competenze locali, si dotassero le strutture delle opportune attrezzature tecnologiche e si restituisse alle aree penalizzate i servizi cancellati. Anche il Servizio di Emergenza/Urgenza sul territorio potrebbe risollevarsi”.