Non c’è pace per la sanità vibonese, che da due anni ormai vive una crisi che sembra non avere fine. Ogni ultimo sabato del mese, un gruppo di cittadini si riunisce davanti all’Ospedale Jazzolino per chiedere una “Sanità degna di un Paese civile”. Durante il sit-in del 30 novembre, è stato lanciato un appello urgente al Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, affinché non abbandoni la città di Vibo, preoccupati dai segnali di disastro che si intravedono dopo lo scioglimento della struttura. “Ora più che mai, non deve abbandonare Vibo, i segnali sono terribili dopo lo scioglimento, abbiamo bisogno del Suo aiuto, Presidente Occhiuto, non ci abbandoni, la prego”, è stato il disperato appello lanciato dai manifestanti.

L’attuale situazione è il frutto di un percorso interrotto: dopo il commissariamento dell’Ospedale, il lavoro avviato dal commissario Battistini ha subito una brusca battuta d’arresto. Le criticità sono ormai evidenti: la sospensione delle prenotazioni per gli screening mammografici, l’immobilizzazione degli avvisi per la ricerca di specialisti, la riduzione a un ambulatorio del reparto di psichiatria e la chiusura di medicina d’urgenza e dell'OBI per mancanza di personale. Inoltre, l’assenza di rinnovi per il personale assunto durante l’emergenza Covid sta aggravando ulteriormente la già fragile situazione. “È la cronaca di un disastro annunciato, che interessa tutte le strutture sanitarie della Provincia di Vibo Valentia”, commentano gli attivisti dell'Osservatorio Civico Città Attiva di Vibo Valentia.

Una realtà che obbliga i pazienti a viaggi della speranza, cercando altrove le cure di cui necessitano. Katia C., una paziente che combatte contro un tumore da tre anni, racconta la sua esperienza, fatta di sacrifici economici e disagi enormi per l’assenza di risposte da parte della sanità locale. La donna ha raccontato delle sue difficoltà nel raggiungere i centri dove poter ricevere le terapie, sottolineando la carenza di servizi nell’Ospedale di Vibo Valentia: “Qui si fanno ogni giorno i viaggi della speranza, per fare radioterapia mi devo assorbire 2 ore di viaggio andata e due ore di ritorno, stress in tutti i sensi, non solo oggi, ma da anni ormai”.

Nonostante i suoi appelli, Katia continua a dover affrontare il lungo viaggio per ricevere le cure necessarie, e per farlo ha dovuto addirittura rompere i risparmi delle sue bambine. “Quando ho scoperto il cancro sono arrivata a rompere i salvadanai delle mie bambine per potermi permettere i viaggi”, ha scritto sui social.

La disperazione cresce tra chi vive quotidianamente questa difficile realtà. “Abbiamo bisogno di prevenzione, diagnosi, screening e follow up”, scrivono i legali che fanno parte dell'Osservatorio Civico Città Attiva di Vibo Valentia. La richiesta è chiara: la Regione deve intervenire con urgenza per sostenere la Commissione Straordinaria e rilanciare il lavoro del Commissario Battistini. In particolare, chiedono di replicare l’esperienza positiva di San Marco Argentano, dove è stato creato un percorso oncologico con una nuova radiologia, essenziale per i pazienti: “Abbiamo bisogno di poter mantenere viva la speranza di poter avere finalmente anche qui una Sanità degna di un Paese civile”, dicono i membri dell'Osservatorio.

Le famiglie, le istituzioni locali e i cittadini continuano a lottare per una sanità più vicina e capace di rispondere ai reali bisogni del territorio. Il messaggio che arriva forte e chiaro è che, senza un cambiamento, la speranza di una sanità migliore per Vibo Valentia rischia di svanire.