Per oltre un anno hanno fatto il bello e il cattivo tempo. Nessuno ha osato mai, tra i referenti delle liste di centrodestra (se si esclude il gruppo di Alfonsino Grillo "Vibo da Vivere") mettere in dubbio la leadership di Giuseppe Mangialavori e Vito Pitaro, tantomeno la loro priorità nei rapporti di forza e nell'interazione con il sindaco di Vibo Valentia Maria Limardo. Poi, come un fulmine a ciel sereno, sotto il solleone di agosto, ecco i vari Daffinà e Bruni uscire allo scoperto. Non solo per ribadire la propria esistenza, quanto per mettere i punti sulle "i" rispetto ad alcune dinamiche che le avevano viste completamente estromesse dall'azione di governo della città.

I malumori sono sfociati in un'azione dimostrativa, una di quelle messe in scena senza precedenti. O meglio, necessarie per creare il precedente. Tre presidenti di commissione - Nico Console (per motivi personali e professionali), Raffaele Iorfida e Serena Lo Schiavo, si sono dimessi, hanno invocato il confronto con il primo cittadino e sono pronti a rimettersi al proprio posto senza colpo ferire. (Solo Lorenza Scrugli lascerà la maggioranza, da qui a qualche giorno). Tutto risolto, dunque, come tutte le crisi estive di palazzo "Luigi Razza". Missione compiuta....

Delle tensioni dei giorni scorsi, però, ha approfittato l'opposizione. O meglio, Stefano Luciano pronto ad allargare il più possibile il fronte del centrosinistra nel tentativo di creare i presupposti per un progetto civico di matrice progressista. In questo nuovo possibile quadro politico, un ruolo di primissimo piano tornerà ad avere Elio Costa, l'ex magistrato, sindaco per due volte della città, nemico giurato di Mangialavori sul piano politico e non solo.  Insieme loro, saranno della "partita" a figure di assoluto rilievo del panorama politico, professionale e sindacale. Basti pensare a Mimmo Consoli, candidato e non eletto alle ultime elezioni regionali per poche decine di voti, a Raffaele Mammoliti, anch'egli rimasto fuori per pochissimi consensi da palazzo Campanella e al Pd cittadino e provinciale, rappresentato dall'attivissimo Francesco Colelli e dal segretario provinciale Enzo Insardà che studia le mosse per evitare di essere sacrificato sull'altare del rinnovamento al prossimo congresso provinciale dall'area censoriana, infuriata con lui, secondo voci non proprio di corridoio.

A proposito di Brunello Censore da Serra San Bruno... Qualcuno forse ha dimenticato che l'ex parlamentare detiene ancora le maggiori quote del partito su base provinciale, pur avendo ormai abbandonato le sue mire sul capoluogo, dove non è mai stato forte. Tanto che Vibo città è rimasta sempre un'appendice nei disegni del Pd. Ergo, bisognerà sempre fare i conti con lui, sebbene con rapporti di forza diversi oggi rispetto al passato.

Sul fronte del centrosinistra, da valutare anche la possibilità che resti in campo pure Antonio Lo Schiavo, anch'egli fresco di una buona affermazione alle elezioni regionali. Lo Schiavo, al momento, si tiene distinto e distante dall'asse Luciano-Consoli che ingloba a questo punto anche Elio Costa, ma non ha affatto voglia di ritirarsi a vita privata.