Un traffico di cocaina dalla Calabria a Messina e Catania sarebbe stato diretto dal carcere da Santino Di Pietro (classe 1998), arrestato nell’ambito dell’operazione “Gerarchia” condotta dalla Polizia di Stato. Le indagini si sono avvalse delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Settimo Corritore (classe 1980), detto “cucca nira”, ex corriere del clan Mangialupi.

Corritore ha raccontato diversi viaggi tra Calabria e Sicilia, compiuti per conto del clan. Il primo trasporto via mare avvenne da Villa San Giovanni a Maregrosso. Nei successivi, il pentito, seguendo le indicazioni di Di Pietro (detenuto), incontrò esponenti catanesi, ricevette telefoni “usa e getta” e si recò a Sant’Eufemia d’Aspromonte per acquistare cocaina. Nel secondo viaggio, Corritore ha dichiarato di aver ricevuto tre chili di cocaina in un garage interrato da un uomo identificato come “Peppe”. Il pagamento avvenne in più tranche: 30mila euro per la quota dei messinesi, mentre i catanesi contestavano la qualità dello stupefacente.

Nel terzo viaggio, nell’estate 2021, l’acquisto fu di due chili, ma emersero contrasti: i catanesi vollero tutta la droga e inviarono pagamenti irregolari a Gaetana Turiano, suscitando tensioni che culminarono nel pestaggio di Corritore da parte degli stessi catanesi. Da lì, la decisione di collaborare con la giustizia e rompere con il clan. L’indagine ha ricostruito il ruolo centrale di Di Pietro come coordinatore del traffico, nonostante la detenzione, e i legami tra i clan siciliani e fornitori calabresi operanti nella Piana di Gioia Tauro.